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Poesia

Nessuno è veramente astemio


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Piccole storie che affiorano per caso

da zone d’ombra dove il tempo è strano

e dove regole che sono solo mie

chiudono pesanti porte da riaprire.

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Miscele personali di pensieri e suoni,

antiche stravaganze e circostanze

che forse andranno bene nel futuro,

ma che all’oggi mio sono negate.

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Forse, queste emersioni improvvise,

potrei anche tacciarle d’esser poesia,

qualcosa che risale con il vento

ma credo che si tratti di racconti

scritti e vissuti come passi incerti,

con lingue che da tempo non ricordo,

e strade e volti e voci dal passato.

.

Brevi commedie rivissute mille volte,

errori che definiscono il mio mondo

meglio del bene e dei riusciti sogni.

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Appunti personali per perdonare e andare,

ben oltre al ruolo svolto nel copione.

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Abner Rossi

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Poesia

Per le stelle del cielo


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Guardo spesso su a quel punta spilli

chiedendomi se sia davvero alto il mio interesse

di uomo curioso, sempre poco incline

e provvisorio.

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Mi fa ricordare mia nonna

quando cuciva per tutta la famiglia

per me pantaloni corti e camicie a quadri:

segnava col gesso le zone da tagliare

e le appuntava con centinaia di spilli,

alcuni vecchi e anneriti, altri brillanti

alla scarsa luce della sua sedia di cucina.

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Andava a caso, come a caso mi sembra l’alto cielo.

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Più spesso dei ricordi

penso che lassù siano persone

che dopo la vita provano altre storie.

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Pazienti loro, salutano con luce intermittente,

sopportano le nubi, lottano per essere viste,

ruotano, si mostrano per sempre e per amore.

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Quelle più grandi sono del mio paese,

intere famiglie, passo passo, mano nella mano

altre son sole, come isole ancora da scoprire

ma è solo una stagione provvisoria, senza tempo.

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aspettano luci d’anima per stare in compagnia.

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Abner Rossi (domenica 16 maggio 2021) 

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Poesia

In lingua marziana standard


Ricevo, proprio a me stesso

non esperto in lingue e traduzioni

parole aliene,

strane, scritte con punti ed equazioni

passate per pianeti, lune, estremi spazi

materia oscura quanto di un poeta la poesia.

Intanto so che a scrivermi è una donna

o almeno chi mi scrive è chi lì crea.

Mi scuso per i miei parametri terrestri,

per le interpretazioni che da noi si usano,

per i troppi suoni che spendo per parlare.

Li potessi imparare userei quei segni

dove “ti amo” son tre punti in fila

una linea breve di chiusura e sotto infine

un punto più marcato, quasi un bacio.

Con timidezza chiedo informazioni:

l’ora di Marte adesso, per esempio,

di che colore è la pelle di un marziano,

se vanno in Chiesa, cosa si faccia per essere felici

se muoiono anche loro, se lavorano o no,

se hanno case, fiumi, vecchie nonne.

Conto sul fatto che non risponderanno.

Invece…

Ricevo presto una complessa  trasmissione

pagine e pagine di formule numeriche lunghe e brevi,

troppi punti quasi tutti neri, qualche colore.

L’ultima pagina è trasparente, vaga, sembra fumo

al centro un grande punto disegnato

un cerchio quasi perfetto fatto a mano

come di un bambino che impara a disegnare

che pulsa ed entra come l’aria che respiro,

capisco che è un saluto, quasi segni di note

dolci e forti

al posto di un abbraccio rosso fuoco.

—-

Abner Rossi

(domenica 9 maggio 2021)

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Poesia

Giuseppe Ungaretti


8 Febbraio 1888 / 8 Febbraio 2021.

in questo giorno, nel 1888, nacque ad Alessandria d’Egitto il grande poeta Giuseppe Ungaretti. Nato da genitori originari della provincia di Lucca, rimase senza padre (operaio duramente provato per il pesante lavoro dello scavo del Canale di Suez) a soli due anni e la madre lo mantenne agli studi con la gestione di un forno. Iniziò a fare poesia fin da bambino e fece studi universitari alla Sorbona di Parigi. Fu anche scrittore, traduttore e giornalista, iniziando presto a collaborare con riviste letterarie, senza sosta, anche durante la prima guerra mondiale. Fu corrispondente del quotidiano socialista Il Popolo d’Italia. Nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli Intellettuali Fascisti e nel 1928 si convertì al Cattolicesimo. Diventò poi oppositore al Fascismo e fuggì per andare ad insegnare all’Università di San Paolo in Brasile. Ritornò in Italia e divenne Accademico d’Italia “per chiara fama”, ma a fine guerra gli fu tolto l’incarico di professore, reintegrato poi all’università dopo varie richieste ad Alcide De Gasperi, per meriti culturali e mantenendo l’occupazione di professore universitario fino al 1958. Considerato uno dei pilastri fondamentali della Poetica e Letteratura italiana, la sua poesia più celebre fu “Mattina” scritta con due soli versi: “M’illumino d’immenso”. Morì a Milano nel 1970.

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Poesia

Alla luce della sera


Dipende dalla luce della sera

l’odore delle strade consumate

i suoni intorno, le voci catturate.

 

Forse solo dal vento da nord

che prima d’arrivarmi sfiora casa.

Sono brividi, più che ricordi,

percorsi comuni, suoni, anche canzoni,

tratti del volto e rughe, non parole.

 

Un lampione sotto casa che saluta,

i lesti passi che tornano, le chiavi,

mio padre che chiude il giorno.

 

Un tavolo anni sessanta, suoni di cucina

si parla poco, ciò che è stato è.

 

Nessuna nostalgia

come fosse da ricchi averne

e il viaggio che ancora continua

per le scale verso l’ultimo piano.

 

Uno dei tanti segnalibro, il più provvisorio

verso e prima della prossima pagina.

 

Abner Rossi