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Poesia

Sull’amore di Tantalo


Sono stufo degli impulsi elettrici che tolgono il guinzaglio ai ricordi della mia mente ormai più che ossessionata da te, dal tuo odore e da me così irriconoscibile e sconclusionato nel vivere nella vergogna. Una volta riuscivo ad affogare tutto in un mare molto personale, oggi ciò che ingurgito per allontanarti dai miei pensieri serve solo a rendere piombo liquido il dolore intenso di un’idea qualsiasi, di un’erezione anche solo mentale, il freddo della tua assenza che è, per me, qualcosa infinitamente più grande della passata gioia di una presenza.

Eppure io cerco solo pace, solo silenzio, solo me.

Ci sarà pure una cuccia pulciosa dove io possa invecchiare lontano dalle mie tempeste animali, un angolo dove nascondermi al riparo dai miei ricordi, un tetto diroccato sopra una grotta buia dove nessuno mi possa trovare e dove perdermi. Una disperata casa dove racchiudere queste ossa, fragili quanto la mia oscillante mente, dove circondare di mura le mie urla per ridurle al silenzio, dove cementare i miei malati pensieri unidirezionali.

Se a qualcuno capitasse l’avventura di leggere, cosa che mi terrorizza, queste quattro pazze righe sul mio disfacimento, voglio che sappia che amore può trasformarsi in supplizio, in una punizione eterna. Anch’io, come Tantalo, ti ho a portata di cuore, ma non posso dissetarmi alla tua fonte, mangiare alla tua tavola, salutarti con una schifosa lacrima.

Un giorno dei miei peccati sarà scritto:

Quanto eterno mi fu quel tuo sorriso

come condanna, come espiazione.

il-supplizio-di-tantalo

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Poesia

PLACEBO


Mi si intenda, perbacco!

poesia non è mai cosa tranquilla

neppure vento in poppa, foglie sparse,

fiori in boccio, né le farfalle che baciano le rose.

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Nemmeno sentimenti non vissuti.

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Per come la conosco è una trincea

dove non è mai pace, né bel tempo

sudore freddo, fatica nello scavo,

porto insicuro, acqua dove affiorano gli scogli,

è sempre lento partir senza ritorno,

spesso uno spreco dopo l’abbandono.

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Amor  talvolta, almeno quanto odio

sussurro di qualcosa ormai perduto

fior di scomparsa, capriccio, lenimento.

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Molte volte è inutile placebo

che si ferma sulla lingua e la trattiene.

La mia è dolce, cara, protettiva

come una donna che non sa se m’ama.

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Mi fa colare a picco e mi consuma.

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Abner Rossi (ottobre 2021)

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Poesia

Una vera bandiera


Sempre più spesso

navigo in altri canali

con remi fabbricati domattina.

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Mi oriento a orecchio

anticipando i suoni, le voci

e l’anarchia del vento che mi muove.

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Vivo di altri cibi,

ho smesso di nutrirmi di ideali

e di valori che puzzano di lezzo.

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Amo le verità delle leggende.

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Guardo sempre negli occhi,

spio i colori delle fantasie

e le parole quando sono vere.

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Di ieri mi interessa solo il conto

che tanti hanno pagato per intero,

la ricchezza della gente che ha vissuto

donando ad altri il proprio contributo.

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Non amo i sogni che si fan teorie,

le rime che non scorrono nel sangue,

né le speranze che sembrano futuro.

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Darei molto del tempo che mi resta

per una vela che si gonfia al vento,

per un ingenuo amore, una vera bandiera,

per un mistero senza spiegazione.

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Abner Rossi

11 ottobre 2021.

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Poesia

Otello 2021


Ne avessi voglia potrei forse cantare

o scrivere per terra con un gesso

se il mal di schiena me lo permettesse.

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Potrei, stasera,

giocar di fantasia un’altra volta

e averti nel mio letto anche stanotte.

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Potrei pensare!…

Pensare che domani è un altro giorno

mettendo in ordine di tempo, modo

e in grassetto

tutte le tante infedeli circostanze

parlar di quel tale morto per amore

profumato di Gin, scadente ovviamente,

o della sua cirrosi da elefante

che a un certo punto se lo portò via.

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Potrei andare a teatro,

oggi danno L’Otello per l’appunto.

Io parteggio per Iago ormai da sempre.

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Non sono mai stato sospettoso, stanne certa

lo so da sempre che mi hai tradito e mi tradisci.

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Abner Rossi (sabato 9 ottobre 2021)

otello

«Oh, guardatevi dalla gelosia, mio signore. È un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre. Beato vive quel cornuto il quale, conscio della sua sorte, non ama la donna che lo tradisce: ma oh, come conta i minuti della sua dannazione chi ama e sospetta; sospetta e si strugge d’amore!»
(Iago ad Otello, atto III, scena III, traduzione italiana di Cesare Vico Lodovici)

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Poesia

Delle mosche


L'uomo di spalle

Alla mia età

anche le trasparenze sono opache

come vetri sporcati dalle mosche.

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E le parole suonano stonate

per l’uso improprio che ne viene fatto.

Amore? Si sa cosa vuol dire veramente?

Sembra un ideale arrugginito, spento

rubato a Dei romantici defunti,

che stride come chiave che non apre,

come un dire qualcosa che non vive.

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Onore? Per favore passiamo a qualcos’altro!

Era un valore, adesso è una vergogna.

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Poesia? Quale?

Quella di poeti saltimbanchi,

maestri nel citare il proprio cazzo

che vedono grande solo nello specchio

e in metafore, paragoni, raffronti,

parallelismi che sembrano innocenti.

.

E adesso?

Dove portare a spasso la mia penna,

femmina fino all’ultima goccia del suo

inchiostro?

.

Dove mi trovo vedo solo niente,

un niente messo bene, reso bello,

come copia di un cielo senza nubi,

come foto

di un fiore in boccio che non sboccia mai,

come un volto

che vive eterno e non conquista rughe.

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Abner Rossi (sabato 9 ottobre 2021)

(riscrittura e aggiornamento di una precedente poesia)