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Poesia

Mettersi a vivere


Non ho in tasca nessun se

né alcuna fottuta ipotesi

eppure sono utili, più che utili.

Si costruiscono regni, ponti,

ferrovie rapide, scalate, nobiltà,

tetti precedenti alle fondamenta.

.

Qualche anno fa, tanti anni fa

gettavo i se davanti ai miei passi

sprecandoli perché inutili, pensavo,

intanto su di essi costruivo imperi,

storie sempre affascinanti, mai povere.

La loro dolcezza mi colpiva, marzapane!

.

Sulle ipotesi ero molto più cauto

mi sembravano più complesse, pesanti,

un’ipotesi ha più sfaccettature faticose,

fatte di golfi, insenature, giardini pensili,

sfasature di tempo e modo, scalinate.

Le ipotesi non si realizzano, si ingoiano.

.

Ogni incontro d’amore era luci e ribalte

mandarini dolcissimi, cieli di rosse albe

e, soprattutto, mai nessuna delusione.

Lo sai bene tu, che ti affacciavi la sera

dalla tua ipotesi di finestra di fronte

troppo tardi per un saluto al tramonto.

.

Lentamente ho dovuto mettermi a vivere

Entrare dal cancello, salire qualche gradino,

aprire la porta di casa. Amoreee! Dove sei?

Nessuna risposta, solo una filastrocca

sempre la solita ogni sera, il letto freddo,

domattina smetto, cambio metodo, vado!

.

Abner Rossi (lunedì 27 settembre 2021)

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Poesia

L’Olimpo dell’inutile


finestre con scuri del 1600

A volte vado a capo troppo presto,

altre metto un punto e poi mi scordo

le storie che respiro e sto vivendo

mentre cammino non so bene quando.

.

Per esser chiaro, non mi importa molto

se discretamente sto invecchiando.

Sto volentieri a perdere del tempo

girando intorno come ad ascoltare

i suoni, i passerotti e le cornacchie,

 il fiore nuovo che sboccia là sull’erba.

.

Dicono che dovrei bere molta acqua

meglio camminarci sopra anziché berla

è impossibile scrivere qualcosa del buono

senza un bicchier di vino proprio accanto.

.

Mi sono ubriacato qualche volta

per festeggiare vittorie e fallimenti

ma preferisco farmi di sorrisi

dei tuoi, ad esempio, prima di un bacio.

.

Mi piace bere spesso

succo di ipotesi fermentate

e miliardi di ricordi ancor non pronti

ma dopo aver scritto altre poesie

inutili, caduche si, malsane anche,

ma sempre e totalmente innamorate.

.   

Abner Rossi (25 settembre 2021)

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Tu che mi ridi accanto


La giornata

notevolmente eccentrica muove

per i tempi di adesso in quei tuffi

tutti lessicali quando piacendo piove.

 

Sono i giorni parolai d’opportunità

di sinceri quanto opportunisti dialoghi

per quel poco da dire e fare d’arte

che già non sia stato fatto e detto

in secoli già stati e cosparsi di vittime

che si sarebbero meritate onori,

glorie, salotti inneggianti e penne d’oro.

 

Difficile un cammino originale nell’oggi

di idee scopiazzate già ieri, panegirici

dedicati alla disperazione su marmo incisa.

 

Più facile strascicare la nostra pessima anima

in quei ricoveri dove stanno impilati

migliaia di libri in ossequiante attesa

non di un cliente ma del vincitore

dell’ultima corsa in un Colosseo editoriale

dove si uccide veramente e più di sempre

e dove il sangue è raramente rosso.

 

Poi volendo si esce come prigionieri sconfitti

decidendo di dare al niente, amore sincero,

sudore, studio, cosce fatte bene, sesso.

 

Vino ovviamente, al palato, alle labbra, al cuore,

mentre anche tu mi onori di due righe

del tuo criticare ogni mia parola

anche adesso mentre mi ridi accanto.

 

Abner Rossi (1 febbraio 2021)

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Alla luce della sera


Dipende dalla luce della sera

l’odore delle strade consumate

i suoni intorno, le voci catturate.

 

Forse solo dal vento da nord

che prima d’arrivarmi sfiora casa.

Sono brividi, più che ricordi,

percorsi comuni, suoni, anche canzoni,

tratti del volto e rughe, non parole.

 

Un lampione sotto casa che saluta,

i lesti passi che tornano, le chiavi,

mio padre che chiude il giorno.

 

Un tavolo anni sessanta, suoni di cucina

si parla poco, ciò che è stato è.

 

Nessuna nostalgia

come fosse da ricchi averne

e il viaggio che ancora continua

per le scale verso l’ultimo piano.

 

Uno dei tanti segnalibro, il più provvisorio

verso e prima della prossima pagina.

 

Abner Rossi

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In questi giorni


Giorni per vecchi album e vecchie foto

qualcosa in più dei ricordi, immagini

che riaccendono voci, aprono cassetti

scuotono dentro, spandono odori

e voci e luci.

 

Spianano le rughe, tingono i capelli

torna vivo e felice chi non è mai morto

o se lo è,  è per uno scherzo concordato

come quel vecchio gioco da bambini,

si cade a terra trattenendo il respiro

e si aspetta il buon momento per tornare.

 

Ed è questo il Natale, tutto rinasce

il tempo si abbrevia come a comprimersi

sei, siamo in tutte le ore già vissute:

giovane, in casa, perso negli odori d’un tempo

e nel tempo di adesso già invecchiato.

 

Come ogni anno sorrisi, i regali,

qualche foto da aggiungere al Natale.

 

Abner Rossi – 24 dicembre 2020.