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Ipotesi remote


 

Vista in attesa di un autobus…

tacchi mediamente alti


sotto due fusi perfetti.


Occhi da star male per giorni


e forse per sempre.

 

Maglietta stile caldo d’estate


che scopre ed esalta


un metro e settanta di sogni,


jeans come quelli d’adesso
dal cavallo basso,


un leggero trucco mattutino,

un pericoloso, leggero sorriso


mai visto e mai sperato.

 

Non so più dove sono.

Potrei perdere tutte le fermate


dimenticarmi dove stavo andando.

 

Poi mi son detto che non sarai mia,


le ipotesi non escono di casa

per andare al lavoro.

 

Non sei vera

e se lo sei non sarai mai mia,

potessi anche viaggiare all’infinito.


 

Abner©Rossi in autobus (oggi)

 

Ad inventarci un giorno


Frustiamo il tempo, tu ed io,

lo spingiamo al passato

galleggiando in alto

e poi a volare.

Se raggiunti da altri,

il presente s’impenna

come al cavallo che non tiene il morso,

come alla nube quando il vento muove.

E’ anche amore,

gusto per la scelta,

passaggi per strettoie improvvisate,

vie che altro occhio non vede,

essere insieme nel momento,

innata intesa…

forse solo fortuna!

Comprensione immediata

di ciò che vita inventa

per noi due.

Abner©Rossi

11 maggio

Così bella ai miei occhi


Le mie mani

intorno alle strade dei tuoi capelli

per preparare un bacio,

poi sulle tue guance lisce.

 

Le parole degli occhi

così antiche e rituali

da non avere voce,

l’avvicinarsi del desiderio

fatto solo di pelle

eppure profondo da scuoterci.

 

L’essere per essere domani,

il trasmettersi uno nell’altra

come di festa per due metà.

 

Troppo semplice creder solo amore

questa notte di miracolo,

questa abitudine grandiosa

del volerti, prima di tutto,

del sangue che vola e corre,

della frequenza urlata del respiro

del perdersi

nella morte provvisoria

che ci regaliamo per rinascere.

 

So che non vorrei nessun’altra

qui distesa, mentre mi infiammo

e mi spengo.

 

Abner Rossi

4 maggio 2016

donna

 

Scriverti nuda come sei


Eccoti qua
bella come un’alba che respira
(dopo una notte da dimenticare),
come un ricordo che lascia cicatrici,
come la mia donna quando incanta.

Eccomi qua
a scrivere ciò che a volte mi sussurri
ed altre gridi per quanto sono sordo.

Fossi più serio non ti scriverei
ti lascerei laggiù dove sei nata
dove il mio caos impera e tira vento,
dove non mi è permesso d’arrivare,
dove tutto è ridicolo al confronto.

Fossi più serio ti cancellerei !

Abner Rossi
martedì 26 aprile 2016

abner

E’ per me


 

E’ per me

questa pulizia del cielo d’alba,


questo nascondersi delle nubi,


questo rapido apparir di colline


azzurrognole di sfumature.

 

Sembrano per me tutti i suoi suoni,


dai cinguettii al rumore di città


come incerta se svegliarsi.

 

Sembra fatta per me 


la resistenza della trasparente caligine


che non riesce ad essere nebbia,


il salire lento dei fumi d’uomo,

i sogni che escono dalle finestre

in cerca di libertà.

 

E’ sicuramente per me


la guerra che si rinnova a quest’ora


tra nuove voglie e i troppi ricordi,

tra desiderio e l’abitudine alle delusioni.

 

Ed è anche per me

il peso di una felicità possibile

troppo incerta per conquistarmi.

 

Abner©Rossi

(11 aprile 2016)

come un intimo estraneo


Come un intimo estraneo

sale per passi di memoria,

emerge da fosse dal fondo incerto,

detta ciò che deve e permette,

si fissa su carta.

 

Occupandosi del suo infinito

scorda la mia mortalità

perché domani l’avrò dimenticata

essendo preso da altro a lei simile

e dal ripetere la mia cancellazione

a suo esclusivo vantaggio.

 

Leggete! Leggete pure

quel che credete me stesso

e che io non avrò mai modo

di conoscere.

Abner Rossi (28 marzo 2016)

abner1

Le vol de l’alouette


 

A ton pointage vers le soleil, à la verticale,

la voix comblée d’urgence, après,

ta chute en flèche, rapide, silencieuse,

et de nouveau en haut en musique.

 

Ils sentent la chaleur, l’amour,

ils sont heureux vol matinal, tes notes.

 

Un bonjour peut- être, un rituel de fête,

un message à la vie qui renaît,

une affirmation de présence.

 

Dussé-je, par hasard, te ressembler,

avoir tes ailes et ta voix,

mon vol serait irrégulier,

au soleil chaud je clignerais des yeux

mon atterrissage toujours embarassant.

 

Mon voyage d’homme sur la terre

vire, voire se déplace dans le temps,

des sentiments de culpabilité aux exaltations.

 

Rien qui compte n’est que beau

et tout ce qui brille mat aussi à mes yeux.

Rien à moi n’est que printemps

et en été souvent je me décolore.

 

Mon chant est rauque

et traîne sur des mots usés.

 

Plus grands que les tiens sont mes rêves,

ceux-ci, vraiment, n’ont jamais abdiqué,

ils sont si vifs maintenant que le premier jour,

ils n’ont rien de mes cheveux blancs.

 

ILS VOLENT !

 

Le ciel qui te suffit

pour moi a toujours été insuffisant.

Je veux savoir!

—-

sabato 12 marzo 2016

Le vol de l’alouette – traduzione di Fiorenza©Dal Corso

della poesia “dell’allodola il volo” di Abner©Rossi