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Poesia

Quel sapere delle foglie


Intorno un suono di foglie

volteggiano, s’inabissano a terra.

Alcune hanno il colore del tempo

altre, più giovani e verdi,

pigre le seguono lente.

 

Per un po’ saranno un rumore di passi,

daranno un tappeto bagnato al futuro.

 

Quel vento di allora, quel canto,

quel giovane nascer veloce

come a guardare lontano

adesso è volo di fine imminente.

 

Quel vento di allora, quel canto,

quel freddo che nasce la sera invecchiando,

sembra piuttosto un sonno previsto,

stanchezza, caduta, rimpianto bagnato.

 

E non dipende dal tempo,

ma sono piuttosto gli inganni,

i sogni lasciati, quel filo interrotto,

una frase a memoria non scritta

e non detta.

 

Abner Rossi

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Poesia

Se non lui, chi?


Potrebbe l’amore, 

evidentemente potrebbe

chi o cosa se non lui!

E per sfondo la sera.

 

Abner Rossi (24/2/2021)

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Poesia

Via dicendo…


E via dicendo

potrebbe anche essere una strada

da Via della Concordia al Palazzaccio

quasi al centro di tutto,

povertà, ricchezza e gli appetiti

che non mancano mai alle persone.

 

Qui un tempo si facevano le corde,

i nodi molto stretti e tanto d’altro,

qui si tesseva vita alla giornata

gli sguardi della gente erano bassi.

 

Oggi,

in Via Dicendo, si spacciano parole,

tanti discorsi che vivono sui libri,

nati già morti, inutili più spesso,

come dei palazzi abbandonati

dove prendono alloggio i disperati:

color che sanno che fine non li coglie

se eterni i loro scritti rimarranno.

 

In Via Dicendo mancano gli estinti

non muore mai nessuno in quella via

e nessuno partorisce un’emozione

ed è silenzio, buio, un vero inferno.

 

Ma il tempo passa,

adesso Via Dicendo è una vetrina

gli antichi disperati han fatto i soldi,

il kitsch impera dalle luci, alle insegne

per finire ai vestiti,

la sera brilla di pseudo raffinato.

 

Chi non ha niente da dire fa poesia,

altri girano intorno

dove il pessimo gusto vira al niente

e come sempre aspettano la morte.

 

Abner Rossi.

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Poesia

Buon appetito


Ormai mangio circonferenze, 

si sa, più digeribili di tante linee

che, soprattutto se rette, si perdono

in piena e mai felice solitudine

oltre al perdere gusto e sapori

che il cerchio tornando all’inizio

e pur monotono, trattiene.

 

E bevo salite, ripide, ovvio

perché è della fatica il frizzare

quando aria ossigena al cuore

e brulicando passa in mente

e, talvolta, fino al sogno arriva

con del ritardo dovuto al precipizio

dove i sogni ri-stanno.

 

Ormai definito a sonagli,

non come biscia ma copricapo,

somministro suggerimenti

da disattendere con forza:

IL PRIMO: se sei inutile a te stesso,

noleggiati ad altri meno dotati

e al genio da’ stura.

IL SECONDO: se gioventù si è persa

e la possanza, compra un biciclo,

oppure, meglio, un triciclo

abbonda sempre! Questo lo sai.

IL TERZO: sregola laddove ogni tutto sta

regolarmente regolato,

impagina a caso, sii imperfetto

come ogni altra copia.

 

Infine

Se sei allo stremo, sii estremo

misurati come nano o gigante

che tutti sappiano quel che non sei,

nessuno crede alla tua normalità.

 

E poi di nuovo infine

non dico qui d’amore o gloria o storia

è roba di cui tutti ne s-parlano

come se fossero cose pronte per chiunque

e per le quali invece occorre

saper almeno morire.

 

Abner Rossi

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Poesia

Il poeta Gianluca Regondi rilegge Abner Rossi


RISCATTO DI UN  PLACEBO QUASI AFFRANTO

Si dica bene

poesia non è farfalle e rose,

nemmeno autunno, foglie sparse

fiori in boccio o albe.

Nemmeno sentimenti non vissuti.

Essa è trincea, sudore e fatica nello scavo.

Porto insicuro,

è sempre partir senza ritorno,

abbandono e spreco.

Amore talvolta, almeno quanto odio,

sussurro di qualcosa ormai perduto,

fior di scomparsa, un medicamento.

Colare a picco dritto nel futuro.

 

Gianluca Regondi da Abner Rossi