Acque interne ed esterne


Offrir parole alle voci,

suoni alle ombre,

agli errori motivo,

destinazione ai capricci

di un’anima sì ribelle

da diventar bandiera.

 

Offrire un senso ai peccati,

una strada vera al migrare,

un panorama al niente,

un passaporto timbrato ai ricordi,

fiducia al mio nome,

un limite aperto all’infinito.

 

Colorar la morte di respiro,

di verde una campagna arsa,

ancor di rosso intenso nuovi amori.

 

Giustificare il tempo

per l’ossido che sparge

e per le rughe incise,

per il pane offerto e il vino,

per la sua incivile saggezza.

 

Accettare che goccia

si faccia acqua profonda,

cascata, ghiaccio, mare

e le lacrime piante

brillanti segni di sale.

 

Voler nel fango scrivere poesia

 

Abner Rossi

 

santospirito4

28 Luglio ore 16,02 (Firenze)

A Laura


Il fastidio per le notti

che si colorano d’aurora,

alba, infine giorno,

con le stesse stelle di passaggio.

 

E tu, quasi donna allora,

che ancora aspetto.

 

Abner Rossi

28 luglio 2015

 

donna

Inno olimpico


Con il giusto passo,

l’amore necessario,

un po’ di scorte, acqua di fonte,

il sorridere di una partigiana fortuna,

l’esperienza tracimante dalle rughe,

scarpe per domani senza lacci,

occhi aperti, vino dell’anno

e magari fischiettando una canzone,

il prossimo orizzonte è cosa fatta

ultimo solo per ordine di tempo,

ammesso che io stesso

mi perdoni.

 

Abner Rossi

9 luglio 2015

mattina -16 febbraio

Le tue mani


Le tue mani…
Le sogno anche di giorno le tue mani,
le leggo come fossero presenti,
le sento sulle cose che ho d’intorno.
 
Su quel tuo vestito nell’armadio,
sulla tua tazza della colazione,
su quel bicchiere vecchio di cristallo
dove la tua bocca si è posata,
sulle mie labbra per preparare un bacio.
 
Adesso arriverai da quella porta…
allungherai le braccia per toccarmi,
ed io ti stringerò come ogni sera.
 
Tutto ti chiama senza una risposta.
 
Le mie mani?
Sempre più spesso sono chiuse a pugno,
aspettano ritorni inesistenti,
toccano fatti della mia memoria,
bruciano il ghiaccio della mia passione.
 
E intanto aspetto,
come un idiota che non può far altro.
 
Le mie mani…
talvolta vivono per scrivere canzoni,
per un pensiero del quale tu fai parte,
per scrivere parole cancellate,
trasformano un amore in qualche segno
con una penna che non ha inchiostro.
 
Abner Rossi

mani-pugno

amore acerbo


Al netto del ticchettio di orologi, delle lune trascorse, dei ricordi, delle rughe, delle mie ombre, dei sogni e delle illusioni, giuro che la mia coscienza, le poche consapevolezze, le mie fortune ed infine il coraggio delle mie paure, sono state determinate dalla educazione impartitami dalle donne che ho incontrato. Tutte, non solo quelle amate.

Acerbo, mi dicesti,

da te voglio un amore acerbo,

né giovane, né vecchio,

né per oggi, né per domani.

 

Voglio dipingerlo

di un verde che evolve al verde,

poi vedremo…

 

Non capì, naturalmente, a diciannove anni

il rosso mi appassionava e l’arancione vivo

in tutte le sue sfumature.

 

Era aspro l’acerbo, consumare in fretta

un dovere. Fuggire verso il mistero, lo scopo.

 

Amare può significare non capire.

 

Dopo un cumulo di anni maturati,

dopo frutti caduti a terra,

dopo misteri scoperti e sepolti

tu ed io siamo storia non scritta

una scena che rinuncia ai colori

 

Abner Rossi

sabato 18 luglio 2015

 

 

abner-foto

Prima della polvere


 

uomo in fuga

 

Dagli strappi d’anima

un perenne viaggio discontinuo

nel tempo trascorso

verso obbligatorio futuro.

 

Dalla naturale debolezza, uomo!

Quando uomo che sia tale

dal niente si fa sale,

prima che polvere.

 

Non nell’illusorio viaggio

riempito di fiducia nella dispersione,

non nell’accattonaggio amoroso

per strade d’edonismo svenduto,

non nelle maschere di certezze indossate

ostinatamente fino alla morte…

prima di esser veramente vissuto.

 

Abner Rossi

15 luglio 2015

Del limite


 

Del limite mi colpisce il suo verbo,

la modalità del suo comportamento

la sua eternità,

la laicità della puntualità,

l’essere singolo e plurale,

adattabile da uno a infinito.

 

Mi interessa il suo canto ultimo

da solista non adatto ai cori,

l’essere il più esperto tra gli illusionisti,

le sue mille e mille variabili,

i miliardi di orizzonti potenziali,

l’esigere parole nuove,

e vita vera da tracciare.

 

Una minoranza con la certezza

del proprio successo.

 

Di fronte alla plastica

sulla quale poggiano le nostre incerte gambe

di passeggeri senza destinazione,

apprezzo il suo essere ferreo,

magma liquido e, ad un tempo,

fusione antica,

domani, scopo, matrice.

 

Abner Rossi

lunedì 13 luglio

Dipinto di Daniela Grifoni

Dipinto di Daniela Grifoni

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