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Poesia

Avviso ai naviganti


borsa

È d’obbligo prendere altre strade

navigare a vista circospetti

quando è finito il tempo degli Dei

e masse d’omuncoli sono maggioranza.

.

Meglio dirigersi verso nebbie incerte

o là dove ombre d’eroi sono nascosti

abbassare le luci, aprire gli occhi.

.

Meglio rifiutare nuovi sogni

e tacitar speranze prostitute.

Meglio, con calma, togliere la polvere,

e non prestarsi a dare insegnamenti.

.

meglio far dell’amore una bandiera,

stringere con l’ignoto un’amicizia.

.

Andare avanti e cancellar le orme

così che il vecchio possa scomparire.

Muoversi lentamente sotto vento

colorare le vele, prepararsi all’approdo.

.

Togliersi di dosso la vergogna

lavarsi bene mani insanguinate,

trovarsi veri, nuovi, infine uomo.

.

Abner Rossi.

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Se non lui, chi?


Potrebbe l’amore, 

evidentemente potrebbe

chi o cosa se non lui!

E per sfondo la sera.

 

Abner Rossi (24/2/2021)

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Poesia

La gioia


L’ho presa in gocce, per bocca

come fosse una cura, area aperta,

vento, pioggia, eco di monte,

altro di forte che dal sogno viene

e ferma il tempo.

Se è tra le dita spesso è fine sabbia

e nessun pugno la potrà tenere

andrà lontana anche da se stessa

e spegnerà finestre ed i colori.

Nasce soltanto nelle mani aperte,

apre la terra come fosse grano

muove il sangue anche in pieno inverno,

ride, mentre t’apre gli occhi al Paradiso.

Muove, va avanti, cresce,

e quasi sempre ama e poi fiorisce.

 

Abner Rossi, venerdì 29 gennaio 2021 (proprietà riservata)

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Poesia

Come un sipario


In realtà muti
solfeggiamo le nostre afonie
mimando individuali alfabeti,

dal basso di una spiritualità
lanzichenecca, viviamo
o pensiamo di vivere

(di nascosto) amore
come una mela da rubare
in campi avvelenati dalle fughe.

Siamo oggi
come episodio transitorio
da scomporre in creme, in specchi
malati di eterna giovinezza,
in troppo rossi baci senza mittente,
mentre la nostra pelle gela
e si aggruma come latte rancido
nel più religioso e ottuso silenzio.

Mi piacerebbe una nuova divinità,
l’accetterei anche mediatica,
capace di incartare le presunzioni
in un tappeto di cielo indaco
sempre più trasparente
e poi di colpo nero
come un sipario che cade
chiudendo un’antica tragedia.

Mentre
una rugosa presentatrice,

necessariamente felliniana,
commenterà:
lo spettacolo è concluso
e per mancanza di tenerezza,
il teatro chiude.

Buonasera.

 

ABNER ROSSI 26 dicembre 2020

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In questi giorni


Giorni per vecchi album e vecchie foto

qualcosa in più dei ricordi, immagini

che riaccendono voci, aprono cassetti

scuotono dentro, spandono odori

e voci e luci.

 

Spianano le rughe, tingono i capelli

torna vivo e felice chi non è mai morto

o se lo è,  è per uno scherzo concordato

come quel vecchio gioco da bambini,

si cade a terra trattenendo il respiro

e si aspetta il buon momento per tornare.

 

Ed è questo il Natale, tutto rinasce

il tempo si abbrevia come a comprimersi

sei, siamo in tutte le ore già vissute:

giovane, in casa, perso negli odori d’un tempo

e nel tempo di adesso già invecchiato.

 

Come ogni anno sorrisi, i regali,

qualche foto da aggiungere al Natale.

 

Abner Rossi – 24 dicembre 2020.