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Distanze e abissi


bininuova11

So che non sai veramente chi sono

ed io ti ho persa in un ieri distratto.

Siamo tutti stranieri, oltre il confine

di un’intimità illusoria.

.

Emigriamo da noi stessi

con abiti omologati e maschere improbabili

usando per vizio modalità scadute.

.

Siamo tutti uguali e tutti distanti,

chiusi in bolle di sapone individuali

dove ognuno è quel che crede d’essere

e la verità dei sensi trasformata in inutilità.

.

La distanza, che pare successo,

la fanno gli abbracci non dati,

i baci evitati, le carezze stereotipate,

quella rete di suggestive parole

stesa con cura e con perfetta finzione.

.

Pur sapendo del breve percorso obbligato

siamo felici mentre ci adoriamo l’un l’altra

con rituali di competizione e falsa nobiltà.

.  

Abner Rossi (giugno 2021).

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Del mio volare basso e delle sfide


Falco pecchiaiolo

Non fosse stato per quel falco campagnolo

o se a sei anni già non lo invidiassi,

di certo oggi sarei quel vecchio saggio

con barba bianca e modi da signore.

.

Sarei rimasto un vascello da varare

legato al molo da regole precise.

.

Di quel falco con la coda nera

amavo i lunghi fischi del suo arrivo,

i voli in cerchio, le picchiate improvvise,

il suo virare in alto e poi sparire.

.

Lo trovavo un po’ presenzialista,

un presuntuoso che spadroneggiava,

probabilmente un grande idealista

che credeva nelle proprie convinzioni

o forse solamente un narcisista

che si specchiava negli occhi delle prede.

.

Nonostante i giochi di bambino

passavo ore con il naso in alto

e quando non veniva ho anche pianto,

c’era un qualcosa che mi affascinava

nel suo modo di essere nel mondo.

.

Forse

il volo solitario e silenzioso,

l’arrivare nel vento senza alcun preavviso,

la sua eleganza, la sua lunga vista, l’appetito,

il suo volare in quota più di altri.

.

La volontà, la passione, l’immediatezza

e la vertigine continua del cercare,

come unico scopo della vita.

.

Abner Rossi

martedì 1° Giugno dicembre 2021.

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L’Albero di domani


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Albeggiando


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Quel continuo albeggiare

che allontana e avvicina

mentre mi rende eterno

con tutte le catene elicoidali

che mi sommano e si trasmettono

da uno all’altra della mia specie.

Abner Rossi.

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1° Maggio


santospirito4

Avevamo un unico interesse: fiorire,

passare dal boccio ai colori della fioritura.

E non appassivamo mai

travolti dalla sete di rugiade,

di impollinazioni future,

di venti ascendenti che ci portassero

da un qui conosciuto ad un là ricco

dei tanti misteri

della storia che vive e si trasmette

in nome del nuovo da conquistare.

Antichi geni

culturalmente alti e combattivi,

sporchi del sudore del lavoro.

Sembra oggi che il futuro

abbia perso il senso di un andare…

come volontà, necessità e virtù.

Sembra che l’uomo moderno pretenda

di muoversi alle spalle della responsabilità

e volgersi verso nascondigli e assenza.

Sembra che il niente sia buono e bello, oggi

più attraente di sempre e fulcro del vivere.

La pianura indistinta della ripetizione

sembra più attraente della via impervia

della conoscenza e della consapevolezza.

Le certezze del chiudersi nella negazione

più importanti della sperimentazione.

Sembra che si sia spezzato

e ridotto in briciole qualsiasi rapporto

tra significato, discorso, processo,

movimento.

Sembra che regredire in molti

sia la danza preferita dalla barbarie

della alienante incomunicabilità.

Sembra che la parola uomo

sia luogo comune e trincea abbandonata.

E sembra che il disprezzo

sia l’unico sentimento realmente in voga.

—-

Il massimo di verità concessa

è succo di menzogne e giustificazioni.

Come potrò raccontare ai miei figli

qualcosa che abbia l’odore splendido

di una fabbrica ricca di operai?

.

Abner Rossi