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Poesia

Nuove piccole parti di una storia


Viaggiando

tra somiglianze e imperfezioni,

tratti del viso, vari contributi,

ideologie affievolite dall’usura,

costumi, modi di essere e di fare,

valori persi, nuove acquisizioni,

la stirpe umana procede con affanno.

 

Ogni giorno scrive a fatica

nuove piccole parti di una storia,

cancella ciò che crede sia concluso,

vende al ribasso ciò che gli appartiene,

ciò che altri prima hanno sudato

ciò che altri prima,

hanno duramente conquistato.

 

Di tutto questo mi avevano avvertito,

mi avevan detto di non piegar la schiena,

mi avevan detto di tener su la fronte.

 

In fondo, dicevano, non si tratta di coraggio,

si tratta solamente di imparare

che un uomo è un uomo solo se lo vuole,

solo se ha la volontà per essere se stesso,

solo se non rinnega la sua storia,

solo se conosce e accetta il suo valore,

solo se fa ciò che gli dice il cuore.

 

E’ questo ciò che ho ereditato

e non ho idea se sia un patrimonio

o una serie di parole messe insieme

tanto per dire qualcosa ad un ragazzo

che scalpitava, che non stava fermo,

tanto per dare qualcosa ad un ragazzo

che ai loro occhi già sembrava strano.

 

Non so se ho speso questo patrimonio,

quanto mi resta, ciò che ho sprecato;

quello che so è che spesso stringo i pugni,

che non so cosa vuol dire darsi per vinto,

che la lotta è il mio ambiente naturale,

che faccio quello che volevo fare.

 

E so che non si tratta di coraggio,

ma di amore.

Abner Rossi

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Teatro

Omero Antonutti recita Abner Rossi


Monologo teatrale tratto da “Tu non eri che la notte” di Abner Rossi

questo monologo è stato recitato dall’attore cinematografico Omero Antonutti

…Tu, io e questa lettera che forse non ti spedirò mai perché tu non ami le parole scritte: “usate solo per evitare emozioni”, dicevi…ma questo è l’unico modo in cui so dirti cose che non vuoi ascoltare.

Io comunque ci provo, anche se vedo già sul tuo viso un’espressione perplessa, infastidita, forse ancora un po’ innamorata ma di quell’amore giovane che consuma dentro, pieno di passione e arroganza che nella vita solo tu sai dare.

Già, la vita! Che scivola via sempre più rapida e che scorre come sabbia fra dita che riescono a schiudersi solo per accarezzarti.
 Sì, sono un vecchio poeta romantico, nato anni e anni prima di te e so che la sfida per fermarti su un foglio di carta è persa in partenza, come quella di evitare i segni del tempo.

Non sei la sola che pensa alla vita come a un’improvvisazione continua.
Con te ho passato notti nelle quali me la sono giocata inevitabilmente
Con te l’ho assaporata questa vita che sfugge, che si fa prima esperienza e poi ricordo
Con te ho smesso di parlare di cose non vissute e non fatte
Con te ho passato notti che avevano il sapore indefinibile di un fiore che stava per sbocciare
Notti brevi e notti lunghe come i tuoi primi arrivederci…i più terribili…ogni volta che te ne andavi
Sentivo la tua rabbia, la tua giovinezza, l’energia del tuo corpo, la forza che sprigionavi, la sincerità della tua ribellione…sì, la tua ribellione

Gli attimi più belli? La tua testa sul mio petto ad un passo dal cuore e dal sapore delle tue labbra pericolose
Quale pericolo? Quello di credere in un “sempre” che tu non sai concedere, di un sempre che doveva essere un “insieme”.

Tu desideravi un uomo per te ed io volevo, forse per la prima volta, essere un uomo con te.
La differenza pare lieve ma tu non hai l’età giusta per accettare le briglie che l’esperienza mette a se stessa, non hai l’età per sapere che i segreti più profondi della sessualità non valgono la dolcezza dell’intimità e della tenerezza… persino della comprensione.

Non che mi dispiacesse ma il tuo sorriso, complice e innamorato, mi sembrava la parte più importante della nostra storia.

Io credo che la verità sia, per una coppia, una terribile avventura. Eppure ti amo, come prima del primo giorno quando già sospettavo che ti avrei incontrata.

Omero Antonutti
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Teatro

Gli Ultimi (monologo teatrale)


GLI ULTIMI

(monologo di Abner Rossi tratto dallo spettacolo originale di teatro-canzone “Se io ho perso…chi ha vinto?”)

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Gli ultimi sono quei miliardi di persone che riempiono il pianeta, ma che non hanno nessuna possibilità di determinarne il futuro. Milioni di anni fa erano una classe…….oggi spippolano sui telecomandi sperando che la loro avventura finisca prima possibile

Non che gli ultimi siano molto diversi dai primi ed infatti né condividono gli scopi, gli obbiettivi e gli hobbies. Se solo qualche decennio fa, gli ultimi, combattevano per la sopravvivenza oggi  li vedi correre vestiti da ginnasti mentre portano a spasso la loro cellulitica disperazione.

 

Gli ultimi, notevolmente più poveri di sempre e spogliati di qualsiasi autodeterminazione, sorridono se riescono a non pensare……felici di essere assolutamente, felicemente e volutamente schiavi.

 

Gli ultimi, avendo cancellato l’intelligenza, non sanno di essere più numerosi oggi che in qualsiasi altra epoca. Qualcuno di loro aspira alla barchetta (e talvolta la possiede) dove trasportare, nelle poche ore libere, suocere siliconate, mogli imbarazzanti e figli così rimbecilliti dalla play station che non hanno mai alzato gli occhi per vedere un tramonto.

 

Gli ultimi amano fornirsi spesso di gigantesche auto per compiere quei pochi chilometri che li separano da un letto nel quale gettarsi sfiniti. Auto che pagano con il secondo lavoro, fatto immancabilmente in nero. Gli ultimi hanno anche delle complici, omologate come mogli, anch’esse ultime e per giunta annoiate da una vita dedita ad un tale che pensavano uomo, marito, compagno e che invece è risultato un figlio in più e, per giunta, asessuato.

 

Convinti che l’ ipocrisia sia la libertà e che piegarsi a novanta gradi sia la democrazia sono sicuri che questa sia da considerarsi la forma migliore in cui vivere.

Gli ultimi hanno soppresso il loro pensiero per prenderne uno qualsiasi in prestito dal primo eroe televisivo, strapagato ovviamente, da chi lo sta usando per i propri loschi scopi.

 

Gli ultimi, ritenendosi ormai esseri superiori e affrancati da qualsiasi bisogno di critica individuale…..e troppo deboli per sopportare il peso di un cervello pensante, trattano il pianeta come bene da consumarsi ogni giorno. Poco importa se per questo hanno perso la capacità di essere individui, animali, specie! 

Abner Rossi

(depositato SIAE)