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Poesia

Attori (vita di coppia)


coppia

Due bravi attori

possono d’ogni giorno fare gran teatro

costumi, scena, trucco, palco, tempo.

Arriva notte, il sonno non li calma,

dopo il sipario c’è di mezzo un letto

e lì il trucco cola dalle guance,

il freddo dentro al cuore non fa sconti,

la vita vera pretende il suo pedaggio.

Abner Rossi 16/12/2021

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Poesia

Troppo vicini e troppo distanti


In effetti è la nostra storia

scritta e pubblicata ancora prima.

 

Tu come alba ed io tramonto,

intorno, come messi a caso

scene e costumi, sfondi, sipario,

un suggeritore troppo anziano,

il regista è anonimo, fuori cartellone.

 

Recitiamo ogni giorno da una vita

o forse anche di più la stessa storia

parti scritte per un solo giorno

che si ripete come all’infinito

finisci tu, entro in scena io

e quando si fa buio ti ripresenti.

 

Ci applaudiranno anche questa volta?

In fondo siamo stati proprio bravi

senza sfiorarci siamo stati insieme

conosciamo a memoria le battute

sappiamo bene i cambi della luce

le pause necessarie, le ripetizioni

siamo il meglio del meglio, grandi attori

quasi una coppia, quasi un’ossessione.

 

E non avremo un prossimo copione.

 

Abner  Rossi

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La Signorina Giulia (di A. Strindberg)


Anna Maria Castelli nel monologo di A. Strindberg
“La Signorina Giulia”

ed è grande teatro…

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J’n’attend plus rien


Prima nazionale assoluta “Edith Giovanna Gassion….alias Piaf”

Teatro Politeama Boglione (Bra): con Anna Maria Castelli, voce – Quintetto de I Virtuosi italiani – Massimo Mercelli, flauto Thomas Sinigaglia, fisarmonica – Simone Guiducci, chitarra

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Racconti

Antonia Fanelli, in arte Margot


Antonia Fanelli  (n.1907 – m. 1992)

…in arte Margot

Antonia, ormai ad un passo dall’ottantacinquesimo compleanno, abita da trent’anni in un piccolo sottosuolo di tre stanze più bagnetto in via de’ Macci al numero 34. Difficile muoversi nella sua abitazione non tanto perché Antonia non abbia mai avuto un’idea precisa di pulizia, ma perché non ha mai gettato un ricordo, un foglio qualsiasi, così come vestiti, mantelle, sciarpe, pellicce, scarpe che ovviamente non può indossare per la sua magrezza senile e per la sua statura ormai ridotta per l’età. Ha poche rughe sul viso, si trucca in maniera eccessiva come fosse quarantenne ma gli anni che ha gli si danno tutti e il leggero tremito alle mani la rende un po’ ridicola. Le sue innumerevoli collane, alcune vere altre di bigiotteria, completano il quadro di una vecchia almeno strana per il quartiere.

Saluta tutti fingendo una dimestichezza col vernacolo fiorentino che ha perso in anni lontani in molte altre città della penisola. Tutti, salvo qualche ragazzotto ignorante, la rispettano e quando la incontrano gli uomini si toccano il cappello e le donne le parlano come per saperne di più, ma sempre mantenendo una certa distanza. I ragazzi in pantaloni corti di solito ridono quando la incontrano ma non insistono poi troppo. Ad ogni passo, ormai difficile, Antonia sorride a fil di labbra come a dire… se la sapessero tutta.

Il popolo di Santa Croce sa che è vedova ma in realtà Antonia non si è mai sposata. Non che le siano mancate le occasioni e più volte le è capitato di essere vicina a cedere alle lusinghe di uomini benestanti che avevano perso la testa per lei, ma il lavoro di soubrette era duro per una bellezza rara come lei, poi c’era il dopolavoro che le consumava le notti spese per mantenersi il posto di primadonna e poi c’era l’amore che Antonia cercava ostinatamente ogni volta con uomini che non riuscivano mai a starle alla pari e fuggivano. Per l’epoca Antonia era una donna intellettuale e preparata, leggeva anche quando non capiva cosa stesse leggendo e aveva fatto addirittura la sesta classe che, negli anni della sua gioventù, era per pochissimi eletti.

Nata dietro a Santa Maria Novella, vicino al banco dei pegni, si dice che sua madre fosse anch’essa bellissima, del padre non si è mai sentito parlare. Come abbia fatto sua madre a mantenere una famiglia non si hanno notizie certe ma, qualche diceria, è circolata. Forse per questo Antonia se ne andò di casa che non aveva compiuto ancora sedici anni fuggendo con un musicista che aveva conosciuto fuori del teatro della Pergola dove Antonia era solita andare per guardare i manifesti degli spettacoli.

A diciannove anni conviveva a Milano con il musicista che l’aveva rapita, ma che noi sappiamo dai racconti di Antonia essere tutto meno che un rapitore di fanciulle perché già allora il tizio era rivolto a gusti opposti.

Aveva un tetto e una camera con uso di cucina a Milano e questo per Antonia era il massimo. Non vide mai più la madre. Non ancora ventenne ottenne una parte come ballerina di fila in un teatro di rivista di provincia: non sapeva muovere un passo, ma la sua bellezza raffinata, la lunghezza e perfezione delle sue gambe e l’equilibrio delle sue misure non richiedevano altre capacità che lei, donna dotata di una grande volontà, comunque acquisì rapidamente fino ad entrare in compagnie di primo livello, lavorò per anni con Macario, Wanda Osiris, Totò e molti altri capocomici. Mai nessuna fu più bella di lei sotto le luci dell’avanspettacolo. Nel 1942, forse perché brevemente amante di un gerarca di basso livello ammanicato bene, partecipò anche ad un paio di pellicole e debuttò in teatro con il Giardino dei Ciliegi. Entrambe esperienze bruttissime: “come si fa a lavorare senza un pubblico che ti desidera”

Tornò all’avanspettacolo ma gli anni erano passati con la guerra sia per lei che per il genere artistico. Aveva qualche soldo da parte, ma finirono presto e non aveva saputo sfruttare il suo momento d’oro. Capita, diceva: in un momento di saggezza si era fatta regalare una casetta a Roma ma, per vivere, non bastava una casa. Da bella si era fatta straordinariamente elegante e raffinata e il suo corpo non aveva avuto cedimenti evidenti anche se nessuno ormai la invitava come un tempo alle feste della Roma bene. Meglio che mi abbiano dimenticata, diceva: questo mi permette di entrare in commercio e lo fece con la spudoratezza di una che, nonostante la straordinaria carriera, sapeva di essersi venduta spesso e male. Non batteva naturalmente ma la sua casa e la sua camera erano tra le più accoglienti di Roma. Ogni tanto si innamorava o un lui di turno la voleva sposare ma la sua risposta era sempre la stessa: sono nata sola e morirò sola,

In dieci anni aveva maturato di che comprarsi una casa a Firenze, restituì quella romana al suo benefattore (nonostante fosse un regalo) con tutto l’orgoglio di cui era capace e tornò nella sua città con il preciso scopo di nascondersi a tutti.

È morta recentemente portandosi dietro tutti i suoi segreti ed i suoi straordinari talenti. Nemmeno per un attimo ha avuto quella paura della morte che di solito hanno quelli che hanno passato una vita incompiuta.

La Città e la sua zona non sapranno mai che è morta una delle sue figlie più famose. Sulla sua piccola croce al Cimitero di Trespiano si legge Antonia Fanelli in vita Margot.

Racconto di Abner Rossi