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Poesia

Come sono gli uomini


4 agosto17Dunque, le dissi, eccomi son giunto

fin dove tempo e voglia m’han menato,

poi che si volse meco e fermò il passo.

Qual drago mia pulzella ti disturba?

Qual vento d’occidente ti scompiglia?

Qual principe ti brama e ti disturba?

Niun drago fumante stamani mi spaventa

Il vento è un dolce settembrino e mi delizia

Il prince vuol di me farne sua moglie.

Quinci  torna donde sei venuto, orsù ritorna.

Capito ch’ebbi la parata odierna

rinfoderai la spada, presi lancia e lo scudo,

feci allo cavallo femmina carezza…

e con un balzo troppo alto caddi prono.

A.R.

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Poesia

Meglio se con la luna


L’arte di scomporre l’anima 

in diversi transiti e rune e suoni

modi  tempi e luoghi d’ogni tipo

recuperarne i fili più vissuti all’aria

e meno dove anima è luogo comune

vissuta in parole per credenza

o per parvenza poetica letteraria

animistica.

 

Recuperarne dunque i fili

per nuove tessiture che si adeguino

e adattino coerentemente ai figli dei figli

e tra questi ai minori per nascita e fortune

ai passi futuri agli artefici artigiani

ai grandi e puliti sogni di oltre confine..

 

Può esser fatto ovunque 

persino sotto un ponte di legno,

di pietre e fango, cemento, di barche,

di mani una nell’altra all’infinito.

 

Può esser fatto ti dico

in mare, nel deserto, cielo,

di notte, giorno, al crepuscolo, 

sotto un fico con cane e pecore,

nello studio di un commercialista 

a cavallo in campagna, sopra o sotto le scale

sopra o sotto a una donna

meglio se amata da un po’ di tempo

tanto per non essere estranei.

 

Può esser fatto da giovane

prima o subito dopo i primi peli

o da vecchio anche poco prima del finale

dell’ultima recita quando non vedi l’ora

che qualcuno diverso da te, spenga i fari.

Può esser fatto e non è importante

che sia notte o che ci sia una bella luna

però se è notte e c’è una giallastra luna piena

meglio!

 

Abner Rossi (mercoledì 17 marzo)

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Poesia

Come per dire e non dire


Dentro gli occhi rugiada

poco prima di nasconderti appena

ad una qualsiasi interpretazione

come per dire e non dire.

Forse per un linguaggio nuovo

mentre ti distanzi da un abbraccio

che ha il limite del generico

e della abitudine amorosa.

So che le parole non bastano più

e sono più i silenzi che parlano

i gesti, i passi, l’andare a caso

o la scelta insincera di una strada

quale essa sia o non sia, sbagliata forse.

O giusta o dritta o maestosa o nostra.

In questi anni

molte vie del nuovo sono chiuse

comprese quelle del cuore,  

quand’esso si fa rima consumata.

Forse potremmo aprire ogni finestra

fare di tutto come si fa per andar via

e poi tornare ancora innamorati.

 

Abner Rossi

(scrittore, poeta)

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Poesia

le doppie presunzioni


Vattela a pesca amore

perché sei qui come del resto anch’io

fossimo stati saggi non dovevamo

è stato un appuntamento preso al buio

di quelli che si prendono per fare

come per fingere interesse

sperando già di non vederli accadere.

 

Abbiamo forzato il destino 

voluto sfidare in cinismo il caso 

trascurare ciò che sapevamo già 

dipingere le lacrime di rossetto 

come fossero milioni di baci futuri

senza scadenza e certificato di garanzia.

 

Come giustificare oggi quell’errore

dovuto alla nostra comune miopia

versata in sentimenti acerbi quanto dolci?

 

Come dare motivo a quella ubriacatura

notturna e diurna, proprio noi così sobri!

Quali parole per quel senso di onnipotenza

rovinoso quanto quel tu e io dipinto negl’occhi? 

 

Due intelligenze prese a calci per stare insieme,

con figli e parenti e casa in comune e letto

quartiere città regione nazione continente

ed anche qualche raro arcobaleno

dopo le nostre brevi burrasche e silenzi.

 

Sarà veramente complicato dare conto

delle nostre due instancabili stupidità

e di tutte le nostre amorose presunzioni

soprattutto adesso mentre cerchiamo di sfiorire

ognuno per suo conto e insieme

senza, inguaribili, riuscirci mai completamente.

 

BACIAMI !!

 

Abner Rossi (lunedì 15 marzo 2021)

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Poesia

Nel roseto di Zino (*)


Ode a Pablo Neruda

Se potessi ancora avere voce

sussurrerei di foglie verdi alla luna

della loro musica di foresta

dei cinguettii di rinascite mitiche

e delle migliaia di primavere

che finiscono in un’unica pioggia

di riassunti.

 

Sai bene, come lo so io

che siamo più volte invecchiati

per quei ripidi pensieri scritti

che scendevano a precipizio

prima di fermarsi sudati e rossi

ed esser baciati in fronte come figli ardenti

per risalire al cuore e agli occhi.

 

Tu sai quanto e come abbiamo amato

senza mai un solo pentimento

che pendesse verso quel grigio

di alcune mattine che ci conquistano

anch’esse parte del nostro umore

simile ad un fermo mare autunnale

o ad un rivo marcio d’umidità.

 

Siamo uomini di mare costretti alle vette

sapendo da sempre che partiremo col vento.

 

Del resto là dove spesso emigriamo di notte

tutto si somma e tutto si sottrae in segni

prima di gesso e poi di matita e sangue.

 

Suoni escono da non si sa quale pianta

così antica da sembrarci aliena

o sopravvissuta al deserto.

 

Per saluto un tuo batter di ciglia

poco prima dell’ultima alba nel roseto di Zino.

 

Abner Rossi – Domenica 14 marzo 2021.

(*) Il roseto di Zino è, nelle mie sciocche presunzioni laiche, uno dei tanti Paradisi dove albergano alcuni poeti.