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Poesia

A dovuta distanza


Scrivo di quelle certezze digiune

che non aggiungono un fiato o un passo 

a quel tutto infantile, alla rivincita,

alle continue solitudini affollate.

 

Scrivo della fame, di quel sogno primario

dei filtri che riducono a poche e strette

le infinite pseudo possibilità umane

che urlano di promesse ben colorate.

 

Dico di centinaia di rovi che graffiano

ogni desiderio ferendolo a morte

ben prima di averlo davvero desiderato

nascondendolo dietro un arcobaleno

solo visibile a dovuta distanza…

 

Si, c’è amore in tutta la mia corsa di gambero

in tutti quei tempi che ho attraversato

mentre soccombevano sparendo

dietro curve a gomito,

ma ancora oggi non so dove dirigermi.

 

Abner Rossi (sabato 13 Marzo 2021)    

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Poesia

Sole alle ossa e sandali


Nudo con penna

o con doppio anulare sui tasti

da moderno apprendista stregone,

stamani incappo nelle mie ossa al sole

in tutta la stranezza di un marzo caldo.

Vorrei ritrovare i miei vecchi sandali giovani

che tanto mi davano di rivoluzione

borghese, naturalmente, conservatore

io, i miei sandali e tutto l’abbigliamento

che trasformava la stranezza in seduzione

adulazione femminile e gradita,

alla svelta

fin sul tavolo di cucina, si fa, si dice,

per essere moderni, anche contemporanei

purtroppo sempre in fretta

come per tutto e tutti, poco sapore.

A stento ricordo il mio nome di allora

probabilmente lo stesso di adesso

o forse no. Si cambia dopo aver scritto

un milione di fogli al minuto,

vorrei rileggerli adesso, e cancellarli

parola per parola mentre scorrono.

Chissà quante volte ho scritto ti amo

certo più di quanto era vero

e quanto sarebbe stato giusto e nobile.

Chissà quante menzogne credute vere!

Sole alle ossa vecchie e sandali, giovani ovvio.

Chissà perché proprio oggi e qui?

Abner Rossi 3 marzo 2021.

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Ancora amanti


Sembri più timida adesso,

anche per una leggera carezza,

per un semplice abbraccio innamorato.

 

Un tempo bevevi complimenti

insieme ai tanti baci più o meno segreti.

Forse sono io che ti ho annoiato,

dopo tanti anni capirei

o forse ti vergogni delle rughe

dei passi lenti, dei capelli bianchi,

dei tanti cambiamenti intervenuti.

 

Lo so, capisco, sono vecchio anch’io,

so su di me che il tempo non perdona.

 

Eppure…

le mie dita non vedono le rughe,

non sento vere le tue differenze

e, lo vogliano o no i tanti anni,

impazzisco ancora

per le pagliuzze dorate dei tuoi occhi,

per la tua calda voce di contralto,

per quanto sei bambina ancora oggi.

 

Sei meno bella?

Come puoi pensarlo?

 

Abner Rossi

 

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Via dicendo…


E via dicendo

potrebbe anche essere una strada

percorsa mille volte ed altre mille

da Via della Concordia al Palazzaccio

quasi al centro del centro,

povertà, ricchezza e gli appetiti

che non mancano mai in quelle zone.

 

Qui un tempo si facevano le corde,

i nodi molto stretti e gli scorsoi

più il tanto d’altro e a volte tanti inganni,

qui si tesseva vita alla giornata

gli sguardi della gente erano scuri.

 

Oggi,

in Via Dicendo, si spacciano parole,

tanti discorsi che vivono sui libri,

nati già morti, inutili più spesso,

come dei palazzi abbandonati

dove prendono alloggio i disperati:

color che sanno che fine non li coglie

se eterni i loro scritti rimarranno.

 

In Via Dicendo mancano gli estinti

non muore mai nessuno in quella via

e nessuno partorisce un’emozione

ed è silenzio, buio, un vero inferno.

 

Ma il tempo passa,

adesso Via Dicendo è una vetrina

gli antichi disperati han fatto i soldi,

il kitsch impera, dalle luci alle insegne

per finire ai vestiti,

la sera pullola di pseudo raffinato.

 

Chi non ha niente da dire fa poesia,

altri girano intorno ad egoismi

dove il pessimo gusto scrive il niente

e come sempre aspettano la morte.

 

Abner Rossi.

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Cantar dei giorni oscuri


Forse mancherebbe la voce

nel lottare con le nebbie accumulate

o forse non lo consentirebbe distanza

la falsa luce dei luoghi e di memorie.

 

Erano giorni lunghi, gracili

le voci a segnare circonferenze e strade

spesso tracciando limiti, divieti e piangendo

più povertà del realmente dovuto.

 

C’erano dei contorni segreti, un peso.

Si, anche amore, ma non sembrava quello

sembrava più dovere, attenzione ai vicini,

vietato rendere evidenti debolezze,

dire, essere, fare, dimostrare.

 

Sembravamo dispersi,

che cercano le mappe per tornare

da illegittimi a veri personaggi del destino,

anche in Chiesa ero quasi un figlio clandestino,

mai un premio per l’epifania!

 

Sembravamo presenti

senza progetti e scarsamente adatti al futuro,

mia madre con sulle spalle il mondo

in penitenza per validi peccati giovanili.

 

Mio padre e la sua anima sudata da barbone,

operaio, morto senza alcuno adattamento.

 

Ci giustificava l’epoca, anche lei di passaggio.

 

Non ci sentivamo dei veri cittadini

stavamo in parte nascosti dietro a giorni oscuri,

eravamo ospiti, ospiti soltanto e provvisori.

 

Forse era una situazione comune,

semplicemente la vita del tempo e della gente

o forse no, era semplicemente formazione.

 

Abner Rossi