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Poesia

L’ultimo luogo – tanti amori


Non so se esisti, non so come sei fatto
se sei reale come un luogo vero
una promessa fatta da qualcuno
o invece il frutto di una fantasia
che ogni tanto appare e poi svanisce.

Quello che so è che non trovo un nome,
un modo di chiamarti e farti mio,
un indirizzo, una direzione.

Sulle mie carte tu non sei trascritto,
sei in assoluto senza posizione.
So che confini con infiniti luoghi
sui quali ho camminato ed ho vissuto. 

So che assomigli a centomila volti,
alle poche vittorie e alle sconfitte
ad antiche amicizie ormai dimenticate.

So che non possiedi quasi niente
salvo la passione e tanti amori.

 Ti ho visto scritto nelle mie esperienze
alcune vere, altre solo scritte,
alcune prese in prestito alla vita,
altre rubate, come faccio spesso,
ai personaggi che mi porto dentro.

Sui tuoi confini ho scritto la mia vita,
quella reale…e quella di scrittore,
pagine e pagine che si son riempite
di vita vera, di mille sensazioni
tutte pagate con il mio sudore,
tutte saldate, comprese le illusioni.

Adesso voglio superare i tuoi confini
entrarti dentro, conoscerti davvero.

Vederti in faccia,
se sai di mare, se sei freddo o caldo,
se c’è il mio amore, se c’è la mia casa…
se sono lì le cose che ho raccolto
con la pazienza che non ho mai avuto.

Sarai protagonista di una storia
che con il tempo scriveremo insieme,
se ci sarà la carta necessaria,
se la mia penna avrà ancora voglia,
se vita mi darà ancora inchiostro.

Abner Rossi

#abnerrossipoesie #giampierobinipittore

 

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Poetry Teatro

In un metro quadro


Come da disposizioni vigenti in materia di salute starò alle regole e #iorestoacasa.

Voglio però affermare che per il sottoscritto un metro quadro è troppo spigoloso e preferirei di gran lunga un metro tondo. E’ più o meno simile e rispettoso ma, non avendo spigoli, potrò muovermi meglio, si potrà saltare, ballare, camminare in circolo, sfiorare i confini in modo dolce.

Mi chiedo – è nella mia natura farmi e fare domande – cosa accadrà se è quando finirà l’emergenza. Mi apparterrà ancora il mio metro tondo? Qualcuno mi verrà addosso appropriandosi di una precedenza che non ha? Un altro approderà con una barchetta domenicale e vorrà legarla nel posto mio o di altri? Qualcuno getterà il suo pacchetto di sigarette vuoto nel mio metro? Qualcun altro penserà che il rispetto è un valore inutile e disegnerà una svastica sul metro di altri? Un criminale ucciderà una donna perché suppone che lo spazio che lei occupa gli appartenga? Un politico gonfio di odio e profondamente malato affermerà che solo alcuni con la pelle come la sua, nato e vissuto nel suo piccolo paese, hanno il diritto di possedere un metro di spazio? Un cretino riprenderà a suonare i campanelli e i citofoni come facevo io a 10 anni? Tutte le pessime abitudini del nostro popolo, sempre in bilico tra grandezza e meschinità, riprenderanno il sopravvento?

Insomma sarà comunque durissimo superare questa fase e comune resterà storico questo periodo. Ma è anche l’occasione per portare nel nostro metro la civiltà di cui il nostro POPOLO aveva, ha e avrà bisogno.

Non vi abbraccio, né vi do la mano, ma spero che presto saremo di nuovo insieme in modo diverso.

Abner Rossi

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Poesia

Descrizioni


Zero vento,

il verde dell’aurora senza nubi,

un leggero arancione

contorna

il verde dei cipressi ancora nero

che la notte ha dipinto.

Sembra far giorno.

Dovrei sentirmi pronto

e non lo sono.

Da anni non scommetto sul futuro.

Abner Rossi

6 maggio 2016

mattina -16 febbraio

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Poesia

Le mie carte


Le stesse nubi, la stessa direzione,

lo stesso fumo miscelato a nebbia,

la stessa strada,

ogni mattina alla stessa ora

col campanile che suona la mia noia.

 

Tutto è identico,

salvo il mio umore sceso sotto i piedi.

Un vecchio gufo grida

sembra maledire questo giorno.

 

Non so nemmeno se ancora sta piovendo,

come non ricordo se ho dormito.

So che ho già voglia di bere,

so che non ho fatto colazione

e non so chi mi ha dato queste carte.

 

Abner Rossi

25 febbraio 2015

lynch

 

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Poesia

L’ultimo goccio


 

Un buon bevitore

lascia un ultimo goccio

a testimone di sé,

come un segnalibro

da dove inizia e finisce

la sua sbornia o la stranezza

di uno che si beve fino in fondo!

 

Come per l’ultima donna,

l’ultimo amore, l’ultima poesia.

 

Poi si addormenta

sentendo in bocca il proprio fallimento,

quel lieve sapore di accaduto.

 

Sogna sospeso in mezzo alle farfalle,

ma sono foglie morte e già sepolte.

 

Ha dato un senso alla sua poesia:

vino, parole, il proprio fallimento,

farfalle, morte, amore,

tempo che passa.

 

Quindi si risveglia e vola oltre!

 

Abner©Rossi
martedì 8 dicembre
2015