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Poesia Poetry

Se il cuore non vietasse memoria


L’uomo potendo

trasforma se stesso in segni,


si fa contenuto, pellegrino


di un continente e di un sogno.

 

Rabdomante cerca arcobaleni

che colorino assenze, transiti,

luoghi che lentamente sono nebbie.

 

Ostinato nel vietarsi pace

si lacera nel rendere intoccabile

ciò che il tempo ha già disperso.

 

Danza la sua mente


in confusi rendiconti lunari,

mette in fila contraddizioni,


somma e sottrae esperienze

distanti anni luce e rughe.

 

Varrebbe la pena riderne,

se il vivere non fosse urgenza,


se il cuore non vietasse memoria 


e se il prossimo colpo non fosse…

come sempre appeso al futuro.

 

Abner Rossi

martedì 24 febbraio 2015

Antiche rune
Antiche rune
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Poesia Teatro

Sei pollici e una discesa


Sei pollici e una discesa

 

In futuro

snocciolerò rosari improvvisati

e quando sarò stufo dei miei grani

proverò a girare i pollici

sempre più in fretta.

 

Ah, se potessi

averne sei, di pollici,

quanto più in fretta correrebbe

il mio pensiero.

 

Poi per via scoscesa

saluti, addii, fazzoletti bianchi

sventolanti.

 

Nessuna eredità, silenzio,

giù il sipario!

 

E via con un nuovo

girotondo.

 

Abner Rossi

cyberuly@yahoo.it

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Poesia Teatro

Ottusa-mente


 

E la poesia

umiliata in se stessa

dai giochi ottusi della penna

chiude l’ascolto

e migra in abbandono

come bimba

all’inizio della vita.

 

Per ritrovarsi tra mille anni,

ancora intatta a danzare,

su lapidi ingiallite

senza nome.

 

Abner Rossi

8 febbraio 2013

penna

 

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Poesia Teatro

Fino al fondo


Fino al fondo

 

 

Spesso mi metto a prua

e osservo l’acqua.

 

Non so se è acqua nuova

che non ho mai visto

oppure già incontrata molte volte.

 

Le rivolgo un sorriso,

qualche pensiero piuttosto solitario,

poi getto il mio scandaglio

fino al fondo.

 

Vorrei evitare gli improvvisi scogli

che molte volte mi han colato a picco.

 

Poi mi siedo,

con i piedi che sfiorano le onde,

ascolto, azzero sia il passato che il futuro,

imparo…e intanto invecchio.

 

Abner Rossi

20 gennaio 2013

abner-rossi4

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Poesia

I baffi di Salvador Dalì


I baffi di Salvator Dalì

 

 

Sembrano i baffi di Salvator Dalì

o quelli più curati e conosciuti

di un colonnello di cavalleria

le nubi, in questo cielo serale di dicembre.

 

Pennellate leggere e casuali buttate là

tanto per non lasciare vuota la cornice.

 

Appunti mutevoli che scorrono nel vento,

capelli bianchi di uno stanco hippy

che porta ancora la coda di cavallo

come per dire che non passa il tempo.

 

E invece passa, trascorre, si allontana.

 

Oggi è piovuto, c’è più silenzio

e la città si è accesa molto presto…

proprio stasera che mi serviva il buio

e che ho gradito l’assenza del tramonto.

 

Dalla luce al buio,

così immediato che sembra il mio ritratto.

 

Tutto complotta per qualche riflessione

che non voglio fare, ascolto un treno…

 

che arriva da lontano o forse parte.

 

 

Abner Rossi

5 dicembre 2012

nuvole