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Poesia

Altrove


ALTROVE

 

Ti ricordi?

Stanchi di essere diversi

dicevamo di essere di “Altrove”

quel paese che esiste e non esiste,

di essere fatti di una speciale lega

prodotta per caso e mai più trovata.

 

Dicevamo di essere uomini

nati il giorno dopo,

come tutte le cose che ancora

non son nate.

 

Essere diversi era troppo poco,

non ci bastava essere eccezioni

di un mondo buffo con regole già date

e di regole noi non ne avevamo una.

 

Ti ricordi?

Non abbiamo mai pensato di essere migliori,

anzi: la pasta con cui eravamo fatti

era scadente, sospetto la peggiore,

ma era questa la nostra differenza,

essere fango che da solo si modella.

 

Ed ora?

Siamo ancora così, siamo di “Altrove”.

Forse esistiamo,

forse da tempo ce ne siamo andati,

forse stiamo solo aspettando

altre soluzioni…

 

come un mondo, ad esempio,

un mondo che sia nuovo.

 

Abner Rossi

30 settembre 2012

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Fumus poetico


Fumus poetico

(a proposito di poesia)

Peristalsi

ondose derive,

subliminali anfratti

visioni fatte in serie

giochetti di prestigio

uso improprio di eventi naturali

limature e residui rubati

ruggine, scolo e scorie

anime corrotte

omicidio di parole

appropriazione

vita di altri

occasioni

metafore

opinioni

vetrina

.

quasi mai poesia

Abner Rossi

 

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L’isola del silenzio


L’isola

 

 

Qui, su questa Isola,

per certi sconosciuti suoni,

vanno lontani gli assoluti,

le gerarchie, le credenze, i regolamenti

le schiere di accerchianti abitudini.

 

E sembrano sciogliersi le cinture strette,

crollare al suolo mura possenti,

perdersi lontani i lamenti

di eterne costrizioni.

 

Qui su questa Isola,

per certe sconosciute luci,

i luoghi e gli oggetti

perdono ombra e appartenenza

per essere inseparabile insieme.

 

Qui, su questa Isola,

ciò che è vivo

incontra l’infinito…sempre!

Quindi scompare.

 

Essere è ovvio!

Non un merito, non scelta di valore,

non coraggiosa impresa.

 

Qui, su questa Isola,

tutto può essere lontano solo un passo,

oppure essere qualcosa di confuso

in lontananza, perso per sempre.

 

L’arrivo qui, capita a volte e per caso,

a volte si suda una vita per trovarlo

e non si trova.

 

Non esistono qui persone

che vivono il percorso per logica

o quotidiana assuefazione.

 

Isola ingiusta, inospitale e priva di destino.

 

Inadatta a chi non vede e inganna

i passi del tempo, il tanto o poco

che gli è stato regalato.

 

E il silenzio impera.

 

Oltre un certo livello è lui il padrone.

 

 

Abner Rossi

 

 

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Senza istruzioni


Senza istruzioni


In questo mare che sempre fa sorprese,

vige la legge dell’eterno alternarsi dei momenti.

E’ questo mare che si chiama vita

il luogo scelto per i nostri errori,

un luogo che viene offerto senza spiegazioni,

senza istruzioni per la navigazione.

Un certo giorno, senza alcun preavviso,

vieni calato in mare in una barca,

ti vengon dati remi in dotazione,

senza sestante, senza orientamento,

in un tratto di mare sconosciuto.

E’ vero, se è troppa la paura

puoi rifugiarti in fretta dentro un porto,

legare stretta la tua barca ad una bitta

ma allora non sei vivo, sei già morto,

e sempre arriva chi ti presenta il conto.

Puoi far finta anche di navigare,

puoi costeggiare le rive all’infinito,

ridurre il rischio quasi fino a zero,

ma avrai tradito il tuo marinaio,

e non avrai vissuto il tuo viaggio.

Puoi usare la bussola di chi ti ha generato,

ripercorrere disciplinato le loro carte 

che con amore o senza ti hanno dato,

ma farai la loro vita, non la tua,

e vivrai un mare già sperimentato,

che tutto quel che aveva lo ha già dato.

La stragrande maggioranza di persone

sceglie tra queste opzioni il proprio viaggio,

oppure salta da una all’altra, come niente fosse.

Altri, forse per la natura delle cose

che non esiste senza le eccezioni,

o forse per caso, per gli dei del mare,

perché nati di notte con la luna,

o perché strani, diversi, accidentali,

si mettono a remare fino al largo.

Questi remano sempre per non andare a fondo,

impeciano la barca d’esistenza,

mettono toppe dove ci sono falle di vecchiaia,

consumano la vita in mare aperto.

Non sono saggi, solo un po’ più rari

sono come un sapore buono, naturale.

Però se vuoi notizie di quel mare

di quel che prende, di quello che regala,

per sapere come si vive sul serio un’esistenza

è con loro che tu devi andare.

Magari per remare un giorno intero

un giorno solo…come fosse

sempre.

Abner Rossi


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Andar per mare


Il ponte della nave

come vita,

oceani sconosciuti,

in apparenza uguali,

senza nome.

Quando si sceglie

di andar per mare

non è importante

il nome proprio

di ciò che si attraversa.

Il sale che ti maschera

la faccia,

la terra sempre fuori

dalla mente,

con gli occhi

oltre le vele,

oltre la coffa,

su, verso le stelle.

E di giorno

il sole,

che tu speri sia presente

e che non bruci

i tuoi ricordi

insieme alle speranze

già bruciate laggiù,

ben oltre

l’orizzonte che non vedo.

Nei giorni di bonaccia

aspetto… e penso:

alle tempeste

che mi sento

dentro,

al capitano,

alla mia obbedienza,

agli ordini che eseguo

da una vita,

a chi ho lasciato

sulla terraferma.

Alla ragazza

che non mi ha voluto,

lei non voleva

amare un marinaio,

lei non voleva

soffrire per l’assenza.

Voleva avermi

nella sua campagna.

Voleva coltivare

il nostro amore.

Forse ho sbagliato.

Sono partito

una mattina all’alba,

dopo una notte

di allucinazioni,

di mille verità

e del suo corpo.

La nave, la mia vita,

era in attesa.

Mi resta adesso

solo

il suo sorriso,

insieme

a tutto il resto

che non ho voluto.

Mi resta solo

il senso di

un percorso,

il ponte di una nave

e tanto mare.

Abner Rossi