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Poesia

Tout ce ciel-là


La Professoressa Fiorenza Dal Corso traduce “Tutto quel cielo”

di Abner Rossi.

Optimiste par nécessité et caractère,
pendant de longues années jeunes , c’était le ciel
aussi enchâssé parmi les toits pointus et vieux
qu’un petit rectangle variable
et toujours trop haut dans ses couleurs.
 
Peu après chez moi un carrefour
s’élargissait juste un peu
là on parlait de rien comme de coutume
en fumant, en plaisantant  et en grandissant.
 
Là on allait jusqu’à danser, enlacés,
même entre garçons, aux premiers poils sur le menton
en l’absence souvent objective
de filles attirées dans des milieux plus riches.
 
Nous nous suffisions à nous-mêmes  sous ce ciel-là
et il nous suffisait l’orgueil de quartier
les coups de poing entre nous pour rire, les cris

et après le coucher de soleil, nous nous moquions des putes
défilant vers les routes plus larges
sans nous daigner d’un regard.
 
Mais elles étaient des nôtres, elles aussi,
d’ailleurs, sans le dire, nous aimions les savoir nos amies
et nous étions prêts à les défendre des étrangers.
 
Plus tard elles seraient des enseignantes  appréciées

et plus femmes que tant d’autres haut placées.
Pendant des années c’était de toute façon, ce ciel-là
où je voulais m’ arrêter, pour des instants d’éternité.
 
J’imaginais déjà toutes les difficultés à venir
et ma tendance à vouloir partir
au moins deux fois par jour
avant, après et au petit déjeuner aussi.
 
Je n’y suis jamais retourné
mais c’est dans cet endroit-là que je vis encore et où je vieillis
et lorsque je rêve, je ne vois que des toits
encore en haut et beaucoup plus inclinés.

Abner Rossi & Fiorenza Dal Corso

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Poesia

Tu che mi ridi accanto


La giornata

notevolmente eccentrica muove

per i tempi di adesso in quei tuffi

tutti lessicali quando piacendo piove.

 

Sono i giorni parolai d’opportunità

di sinceri quanto opportunisti dialoghi

per quel poco da dire e fare d’arte

che già non sia stato fatto e detto

in secoli già stati e cosparsi di vittime

che si sarebbero meritate onori,

glorie, salotti inneggianti e penne d’oro.

 

Difficile un cammino originale nell’oggi

di idee scopiazzate già ieri, panegirici

dedicati alla disperazione su marmo incisa.

 

Più facile strascicare la nostra pessima anima

in quei ricoveri dove stanno impilati

migliaia di libri in ossequiante attesa

non di un cliente ma del vincitore

dell’ultima corsa in un Colosseo editoriale

dove si uccide veramente e più di sempre

e dove il sangue è raramente rosso.

 

Poi volendo si esce come prigionieri sconfitti

decidendo di dare al niente, amore sincero,

sudore, studio, cosce fatte bene, sesso.

 

Vino ovviamente, al palato, alle labbra, al cuore,

mentre anche tu mi onori di due righe

del tuo criticare ogni mia parola

anche adesso mentre mi ridi accanto.

 

Abner Rossi (1 febbraio 2021)

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Poesia

Amorose copie d’autore


Nella maggioranza dei casi

ciò che a prima vista sembra

spesso non è. Lo so da tempo.

 

Esistono falsi d’autore, perfetti,

originali degli originali.

 

Lei ad esempio era brava,

gioiva dei serali vulcani, del limbo

dove stava in attesa, come neutra,

passiva come Circe, occhi verdi.

 

Fingendo poteva essere mille,

sincera come una speranza inutile

e sorella di momenti irripetibili

che cospargeva di fondo tinta per dimenticare.

 

Non voleva sapere del tempo

e niente d’intimità e motivazioni.

 

Amava per amare, a cuore nudo

fino a volare troppo in alto.

 

Come quel troppo di letteratura

che niente dice del vivere e che consuma il suono

cadendo in particolari descrittivi mai intimi.

 

E poi?

E poi niente! Esistono falsi d’autore,

in natura perfetti, originali degli originali.

Copie quasi vive per innamorati!

 

Abner Rossi

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Il diario del Bruco


Quel lungo fare Alba di stamani 

col sole che fatica dietro i colli,

avrà da sgomitare con la nebbia.

 

E di quel tipo dietro la finestra

che sbircia chi si muove e chi sta fermo.

 

Il mio gatto, 

Bruco,

per come striscia la pancia sui tappeti,

aspetta, sembra rilassato nel cespuglio

ha l’aria truce e non muove un passo,

ha lo stomaco vuoto di mattina,

sono sorpreso che non si lamenti

dicendomi con gli occhi “sei distratto,

vuoi prendere la ciotola in cucina?”

 

La gatta grigia del vicino chiama

è una giovane civetta

e Bruco non la degna d’uno sguardo,

non la vede nemmeno, almeno sembra.

 

Quando ha fame

il desiderio gli scompare sotto il pelo.

 

Appena dietro il muro del giardino

Il tram scampanella, fischia alle verghe

(come mia nonna chiamava le rotaie),

so che rallenta prima di entrare sul viale.

Ferma alle voci e a chi si sbraccia

appena dopo solo qualche metro.

 

Qualche frenata improvvisa alla rotonda

prima della Porta Garibaldi

e il suono aumenta come aumenta il giorno

Milano corre, me ne torno in casa,

lei avrebbe fatto un the con questa nebbia.

 

Anche per oggi troverò la sera.

 

Abner Rossi

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Poesia

Nuvole


Quell’ometto, piuttosto imbarazzante

per breve altezza, ferrea volontà

e ridicolo andare evitando eredità

(più o meno dai suoi natali ad oggi e qui),

salta volentieri nel nulla, sprezza contenuti,

scrive territori con più trasparenza possibile,

lasciando al vento serale la somma

che chiude un giorno di eliminazioni.

 

Come ognuno dei tanti miliardi di uno sa,

basta un segno rosso su uno scritto nero

o blu o altro per cancellare ciò che poteva

essere qualcosa di più dell’ombra

dei tanti forse e se che in noi, sapete bene,

sono materia oscura.

 

Se ti avessi a suo tempo incontrata forse

avrei potuto amarti e forse qualsiasi nuvola,

anche quella  che presumo nel cielo giapponese,

o indiano o in altro qualsivoglia cielo

sarebbe sparita. Ma non ti ho incontrata,

non ti incontrerò né forse, né mai.

 

Se e quando sarò nuvola d’umidità

riuscirò a vedere il Giappone, ne sono certo,

mai prima e servirà comunque vento a favore.

 

Adesso, se hai tempo per quell’ometto

amiamoci!

Abner Rossi ( lunedì 14 dicembre 2020 )