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Poesia

Se amore vero è, poi non si placa


mercoledì 29 luglio15

Di quel coraggio ormai già consumato

ch’era per me orgoglio e presunzione,

rimane qualche torre e delle mura

diroccate e nere per i passati incendi

di guerre che il ricordo non perdona.

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Può tempo scoraggiare anche gli eroi

e non ero eroe. Mi fece cavaliere la passione,

le tue guance di luce porporina e la carezza

che mani mi prendea e molto d’altro,

cuore, cervello, anima giovanil e tutto il resto.

.

Ritorno spesso e molto spesso in sogno

a quelle torri irte, come lo fu da sempre la mia spada

nelle sere d’aprile col desiderio che si fa cavallo

e batte con gli zoccoli sul duro, batte forte.

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Come quel cuore che non è più mio.

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Abner Rossi  

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Se io potessi sapere


Nel tuo nome

ho trascorso quei lunghi inverni

dove l’anima si fa piccola

inseguendo la luce

che sembra perdersi o confondersi.

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Nei tuoi occhi

ho trovato gli azzurri

nonostante crepuscoli precoci

e i miei cieli stranieri.

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Sulla tua pelle senza alcuna età

e con tutte le lune al proprio posto

ho vissuto saperi troppo intensi

per un individuo che spera ancora

di poter essere comune, semplice, ovvio.

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Così

mi sono presto arreso

ai mutevoli venti delle mie stagioni,

a tutto ciò che matura appena in tempo

e poi va come è normale andare.

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Tu sai bene

che ho conosciuto più improvvisazioni che accordi

e che ho smesso da poco tempo di averne paura.

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Nel tuo nome

ho costruito le mie nuove preghiere,

adattandole e raffinandole al sole

di quando sorridi perché sai sorridere.

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Sulla tua bocca il fuoco,

nelle tue mille voci notturne tutti i suoni

sul tuo corpo ciò che i poeti non possono.

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Abner Rossi

#abnerrossipoesie #giampierobinipittore

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NOI


bininuova10

Abbiamo visto grandi foreste

al vento, più vive di noi, innamorate,

altre volte riarsi deserti, vivi comunque

e lontani cimiteri di elefanti.

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Ci siamo persi, è vero

in tante ideologie lucidandole al nuovo,

in stili di vita imbarazzanti, in modi di essere,

in valori di eredità a noi nemiche.

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Cancellato intelligenze e saperi,

dimenticato perché era meglio dimenticare

che sapere di  essere una mancata novità

più e più volte consumata.

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Altri direbbero che abbiamo rinunciato

anche a quella parvenza di umanità

che dovrebbe guidare passi nobili.

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Altri, di me più religiosi,

direbbero che siamo anime perse

in lenta e ossessiva transumanza

in direzioni vaghe e posticce.

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Io sento d’altro e in questo

che sempre ci siamo guadagnati

il salatissimo biglietto di andata e ritorno

e niente ci è mai stato regalato.

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Io sento

che stiamo viaggiando verso il sole

affaticati nelle ombre contraddittorie

di una stirpe fatta e scritta per volare

che non desidera sapere di avere ali.

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Nel bene e nel male stiamo comunque

viaggiando ancora.

.

Abner Rossi

immagine di Giampiero Bini

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Forse torno o forse vado via


bini nuova

Quel forse torno o forse vado via

al passar delle nubi sulla luna

come per fermarsi e poi sparire

l’acqua alla riva che batte sulla sabbia

passando sopra il segno precedente.

Due adulti amanti che guardano l’amore

consumarsi, come dei sorpresi spettatori

quando si va, si cedono le armi a quel silenzio

e si rinuncia prendendo vie diverse lentamente

sentendo dentro due versioni e cancellando

quel tanto amore ridotto in due parole.

Ci rivedremo? Volendosi bene?

Tanto per farsi male ancora inutilmente

con quel forse torno o forse vado via…

con quella luna, le nubi, il mare, tutto il niente

chiuso dentro ai pugni e sulle labbra.

Abner Rossi (testo) – Giampiero Bini (immagine)

Martedì 20 aprile 2021.

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Quel qualcosa di altro


10 ottobre
dipinto del Pittore Giampiero Bini

A volte, ma sempre più spesso

mi serve saperlo da te

se sono o non sono

se volo, se resto, se parto o ritorno.

 

Quando, per farti un esempio,

le parole stridono all’angolo

del non detto, non voluto, ma bello

o rimangono oltre non so bene cosa.

 

Mi serve saperlo da te

se sono un giardino in collina

oppure qualcosa di strano per te

che cammina per te e da te si allontana.

 

Mi serve sapere da te…

 

l’ora del giorno, se ho sete, se ho sonno

e sei te che io bevo, sei te che io dormo

è per te che non trovo le giuste parole

e quando le trovo è da solo che parlo di te.

 

È da te che ricavo il mio nome e l’età

come sillabandoti in baci bugiardi

per quel troppo desiderio poco tenero

mentre è a te che io chiedo i colori del sogno.

 

Mi serve saperlo da te

se sono o non sono, chi sono

se volo, se resto, se parto o ritorno.

se vedo, se corro, se ancora ti amo.

 

Ma non sto parlando d’amore

A quello non credo, quello è qualcosa di altro.

 

Abner Rossi – giovedì 15 aprile 2021.