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Chez moi


Chez moi

 

Due capinere cantano la sveglia

e un merlo maschio vola

dal ciliegio al corbezzolo

con i suoi frutti rossi

ormai marciti.

 

Celano a terra le foglie

piccoli fili d’erba ben nascosti.

 

Il vento è assente, il cielo è terso

un sonnolento sole sembra stanco

e tergiversa dietro le colline.

 

Tutto sembra adatto a dei ricordi

per rivivere mondi già vissuti,

ritmi, modi e persone già trascorse,

gli orologi hanno perso le lancette.

 

Dell’anno questo è il tempo più silente

dove non nasce niente e molto muore.

 

Il tempo dove i suoni sono brevi

non rimbalzando sui fiori e sulle foglie.

 

Almeno questo sembra…

eppure è adesso che amore

si prepara.

 

Abner Rossi

06 gennaio 2014

Copyright©2014/gennaio

 cipressi

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Poesia

Tu ed io


Tu ed io

 

Devo scoprire ancora

il punto esatto dove ci incontrammo

e dove, giorno per giorno,

quel rito si ripete.

 

Tu ombra, io luce e viceversa,

tu vento, io vela che si gonfia,

io ancora, tu nave che riposa,

Io fiume, tu mare che si apre

e mi riceve.

 

Tu parola, io suono,

io notte, tu luna e sogno.

 

Io vita che scorre e che ti sceglie,

tu tempo e desiderio che mi vuole.

 

Sempre insieme, sempre in movimento

nel punto di fusione di un amore.

 

Abner Rossi

 

28 gennaio 2013

Opera della pittrice Daniela Grifoni
Opera della pittrice Daniela Grifoni
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Poesia

all’ombra di un sogno


Ricordi di una notte magica,

di un tempo lontano,

e per me pessimo

quando, non pronto a prenderti,

ti ho immaginata prima,

ti ho avuta poi

e ti ho amata all’ombra

di un sogno

che, ancora oggi,

mi sembra impossibile.

Così impossibile

da offrire spiegazione

dell’infinito.

Come infinito

e completo

è il nostro amore.

Abner Rossi

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Poesia

Una canzone per Fabrizio De André (e volle chiamarsi Maria)


Lei di mestiere faceva la vita, non si è mai presa sul serio

Quando di notte usciva per strada, era per andare alla guerra

Quando la notte usciva per strada, sembrava ancora bambina

Una bambina costretta per gioco, solo a dare piacere

Una bambina costretta per gioco, solo da dare piacere

 

Si sa che una bimba da sola di notte inciampa nella paura

Le entra nel sangue, accompagna i suoi passi e avvelena i suoi sogni

Così senza sogni e tutte le notti decise di chiamarsi Maria

Parlava alla luna guardandosi i piedi senza coraggio né fede

Parlava alla luna guardandosi i piedi senza coraggio né fede

 

Perse la fede a quindici anni nel vino di un vecchio padre

Perse il coraggio qualche anno dopo negli occhi di un vecchio maiale

Scese le scale, partì una sera per non far mai più ritorno

Girò le spalle senza rimpianti, ma aveva già freddo e già fame

Girò le spalle senza rimpianti, ma aveva già freddo e già fame

 

Lei di mestiere faceva la vita, non si è mai presa sul serio

Negli occhi degli uomini vide di tutto, ma mai un poco di amore

Vide i soldi, vide la guerra, vide la fine del mondo

Nei letti sfatti di tristi mattini vide la fine del mare

Nei letti sfatti di tristi mattini vide la fine del mare

 

Scoprì a vent’anni di essere bella e poi ebbe meno paura

Alzò gli occhi dai propri piedi e vide allora la luna

Fece un sorriso, alzò le braccia e trovò infine un’amica

Da quella sera uscivano insieme, ebbe coraggio e ebbe fede

Da quella sera uscivano insieme, ebbe coraggio e ebbe fede

 

Tutto il coraggio dei suoi vent’anni e fede nelle sue cosce

Pensò alla notte come ad un letto e non ebbe più freddo e più fame

Guardava gli uomini che la prendevano ma non provava piacere

Contava i soldi del suo commercio e non pensava all’amore

Contava i soldi del suo commercio e non pensava all’amore

 

Lei di mestiere faceva la vita, e volle chiamarsi Maria

Negli occhi degli uomini vide di tutto, ma mai un poco di amore

Vide il denaro, vide la guerra, vide la fine del mondo

Nei letti sfatti di tristi mattini vide la fine del mare

Nei letti sfatti dei tristi mattini vide la fine del mare

 

Mentre batteva una sera d’agosto si accorse del tempo che passa

Guardò nel cielo per vedere la luna, che quella sera non c’era

Si sentì sola, come una volta e non gli bastò chiamarsi Maria

Pensò a sua madre, ai suoi trent’anni ed ebbe voglia di mare

Pensò a sua madre, ai suoi trent’anni ed ebbe voglia di mare

 

Fu quella notte, con uno dei tanti, che Maria scoprì di essere donna

Ancora bella, piena di sogni, con la capacità di pensare

Alle sue idee, alla sua vita e a tante cose da fare

Pensò al suo corpo del colore di luna e si diede in braccio all’amore

Pensò al suo corpo del colore di luna e si diede in braccio all’amore

 

Lei di mestiere faceva la vita, ma poi si prese sul serio

Fece una figlia, dalla pelle di luna, che volle chiamare Maria

Trovò la pace, trovò l’amore e trovò infine anche il mare

Nei letti sfatti di allegri mattini provò la gioia del sole

Nei letti sfatti di allegri mattini provò la gioia del sole

 

Lei di mestiere faceva la vita, e volle chiamarsi Maria

Negli occhi degli uomini vide di tutto, ma mai un poco di amore

Vide il disprezzo, vide la guerra, vide la fine del tempo

Puttana e madre, da quella figlia, aveva imparato l’amore

Puttana e madre, da quella figlia, aveva imparato l’amore

 

Puttana e madre, con quella figlia, ebbe coraggio, ebbe fede

Tutto il coraggio e tutto il suo cuore e ritrovò anche l’onore

Tutta la fede in quei piccoli occhi e in quel sorriso dei giusti

Tutta la fede in quei piccoli occhi e in quel sorriso vicino

Tutta la fede in quei piccoli occhi e in quel suo piccolo Dio

 

Abner Rossi

 

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Poesia

Il manuale del misantropo


Manuale del misantropo

Io rido della gente che improvvisa,

di chi vive l’attimo fuggente,

di chi pensa al presente solamente.

Io ho scritto un manuale d’istruzioni,

appunti scritti in una vita,

sulla base di esperienze e vari fatti.

Se mi innamoro?

Apro il manuale,

leggo gli appunti di questa condizione

e poi… decido sempre di evitare.

Il mio lavoro?

E’ fisso, ovviamente,

ma se c’è un problema

vado a vedere

nei comportamenti giusti da tenere.

Un’amicizia nuova?

Vado a rileggere la pagina amicizie,

rileggo le fregature che mi sono preso

e poi rinuncio, non voglio altre spese.

Dove vado stasera?

Pagina trenta, quarto capoverso:

l’ultima volta era molto freddo,

il film che ho visto non valeva molto,

sono rientrato tardi e avevo sonno.

Domani?

Nel capitolo delle previsioni

c’è scritto di fare come fosse ieri

e di non far niente perché sia diverso.

Il manuale delle soluzioni,

il giusto mezzo di un comportamento.

L’ultima pagina non l’ho ancora scritta

riguarda la noia che mi assale spesso,

la voglia di parlare con qualcuno,

il desiderio di costruir qualcosa,

un po’ di novità nella mia vita.

Devo scriverla in fretta…

è molto urgente un’altra soluzione!

Abner Rossi