Lo chiamai mare


(ad un bimbo di nome Ernesto)

Lo vidi, lo fissai a lungo,

ancora oggi

io non so bene l’effetto che mi fece.

Quello che so

è che gli diedi un nome,

mare per sempre, mare desiderio,

mare che assomiglia al mio profondo,

mare che mi chiama

e che mi vuole.

Abner©Rossi

martedì 29 marzo 2016

ernesto (1)

come un intimo estraneo


Come un intimo estraneo

sale per passi di memoria,

emerge da fosse dal fondo incerto,

detta ciò che deve e permette,

si fissa su carta.

 

Occupandosi del suo infinito

scorda la mia mortalità

perché domani l’avrò dimenticata

essendo preso da altro a lei simile

e dal ripetere la mia cancellazione

a suo esclusivo vantaggio.

 

Leggete! Leggete pure

quel che credete me stesso

e che io non avrò mai modo

di conoscere.

Abner Rossi (28 marzo 2016)

abner1

Homo occidentalis


Chiamiamo sogni le illusioni,

le illusioni speranze,

le speranze ipotesi certe

e futuro acquisito.

Ogni attimo che si fa giorno

il sipario si serra,

il servo di scena chiude

a doppia mandata

la commedia in corso.

Nell’ancora del poi

intanto il tempo macina pietra,

la fa sabbia e meno di questa,

polvere volatile

e meno di questa,

cipria e belletti

dal pulviscolo di vecchie ossa,

cenere di carte scritte

ieri ricche di parole – storia,

probabilmente anche magiche,

che, oggi tradotte,

sono meno di niente.

Ai nostri eredi

aneliamo offrire comparsate.

—-

Abner Rossi

25 marzo 2016

Sipario-aperto-sul-Teatro-Ragazzi

fanno scintille


Fanno scintille

i vari Rossi se parlano tra loro,

metalli aggregati sempre a caso

fusi in fucine piene d’ombre

e temperati in acque sempre torbe.

 

Le lingue usate io non le conosco,

ascolto i loro suoni un po’ distratto

come un soggetto che si sente oggetto

di un discorso che inizia la mattina

e poi prosegue senza interruzioni.

 

Parlan di fatti che spesso non ricordo,

di cose prive di ogni conclusione

di ipotesi future fantasiose,

di gente antica e delle somiglianze.

 

Aspettano un mio cenno d’amicizia,

mentre li attraverso e passo oltre

solo con un cenno di saluto.

 

Abner©Rossi

18 marzo 2016

 

NASQUA


 

Stanotte a Nasqua cadono formiche

puzza di stalla la setola e il crine,

la mia ascella,

il mio capello imbianca

anche, com’è, nascosto

nel cappello.

Le ultime tre ore son volate

tra bocce, amici ritrovati

e cimiteri

di ciò che ho riciclato tante volte.

Per ultimo ecco uno sporco imbecille

con le coperte in braccio ed un fucile,

vive nell’atrio a destra di una croce.

Io tremo di freddo

senza sapere cosa sta accadendo,

senza sapere cosa mi ha svegliato.

Qui stanotte cadono formiche,

come ho già detto tremo…

per quella mia Nasqua che mi ha fatto urlare,

alle quattro di notte dentro a un foglio.

Abner Rossi

12 marzo 2016

Nasqua è una dimensione poetica che raramente

emerge da me e per me come qualcosa di sconosciuto e,

nello stesso tempo, me stesso più di qualsiasi

mia altra rappresentazione.

 

 

Le vol de l’alouette


 

A ton pointage vers le soleil, à la verticale,

la voix comblée d’urgence, après,

ta chute en flèche, rapide, silencieuse,

et de nouveau en haut en musique.

 

Ils sentent la chaleur, l’amour,

ils sont heureux vol matinal, tes notes.

 

Un bonjour peut- être, un rituel de fête,

un message à la vie qui renaît,

une affirmation de présence.

 

Dussé-je, par hasard, te ressembler,

avoir tes ailes et ta voix,

mon vol serait irrégulier,

au soleil chaud je clignerais des yeux

mon atterrissage toujours embarassant.

 

Mon voyage d’homme sur la terre

vire, voire se déplace dans le temps,

des sentiments de culpabilité aux exaltations.

 

Rien qui compte n’est que beau

et tout ce qui brille mat aussi à mes yeux.

Rien à moi n’est que printemps

et en été souvent je me décolore.

 

Mon chant est rauque

et traîne sur des mots usés.

 

Plus grands que les tiens sont mes rêves,

ceux-ci, vraiment, n’ont jamais abdiqué,

ils sont si vifs maintenant que le premier jour,

ils n’ont rien de mes cheveux blancs.

 

ILS VOLENT !

 

Le ciel qui te suffit

pour moi a toujours été insuffisant.

Je veux savoir!

—-

sabato 12 marzo 2016

Le vol de l’alouette – traduzione di Fiorenza©Dal Corso

della poesia “dell’allodola il volo” di Abner©Rossi

Originalità (o della libertà)


 

Vorrei solamente appartenermi


sedermi in pace, acquietar la mente,

ma la mia terra chiama, anzi urla


sento i suoni della mia campagna,

la misura degli insegnamenti


tutti i tradimenti e le mie fughe.

 

Le ombre che mi fissano negli occhi

son qui a ricordarmi le radici,

il paese, con le tre case dove sono nato,

alla discesa 


per la città che solo adesso amo.

 

I suoni appiccicosi dei ricordi


sono dentro di me come latte di madre,

le mie abitudini sono familiari,

i gesti, il suono di voce, il corrugar la fronte,

il modo di proceder camminando

ed anche tutti i trucchi per mentire

son quello che ho copiato lentamente.

 

Non posso definirmi originale…

ma sento dentro forte una domanda:


tutti quei “perfettamente conosciuti”


mi hanno dato se stessi veramente


o piccole menzogne camuffate?

 

Se guardo bene dentro quel che sento


mi han dato superfici levigate,

messe a posto

come un imbroglio bene interpretato

per un giovane ragazzo credulone


da educare alla perfezione.

 

E invece sono il più imperfetto che conosco,


ed è di libertà che sto parlando!!

 

Abner©Rossi.


11 marzo 2016