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Poesia

In lingua marziana standard


Ricevo, proprio a me stesso

non esperto in lingue e traduzioni

parole aliene,

strane, scritte con punti ed equazioni

passate per pianeti, lune, estremi spazi

materia oscura quanto di un poeta la poesia.

Intanto so che a scrivermi è una donna

o almeno chi mi scrive è chi lì crea.

Mi scuso per i miei parametri terrestri,

per le interpretazioni che da noi si usano,

per i troppi suoni che spendo per parlare.

Li potessi imparare userei quei segni

dove “ti amo” son tre punti in fila

una linea breve di chiusura e sotto infine

un punto più marcato, quasi un bacio.

Con timidezza chiedo informazioni:

l’ora di Marte adesso, per esempio,

di che colore è la pelle di un marziano,

se vanno in Chiesa, cosa si faccia per essere felici

se muoiono anche loro, se lavorano o no,

se hanno case, fiumi, vecchie nonne.

Conto sul fatto che non risponderanno.

Invece…

Ricevo presto una complessa  trasmissione

pagine e pagine di formule numeriche lunghe e brevi,

troppi punti quasi tutti neri, qualche colore.

L’ultima pagina è trasparente, vaga, sembra fumo

al centro un grande punto disegnato

un cerchio quasi perfetto fatto a mano

come di un bambino che impara a disegnare

che pulsa ed entra come l’aria che respiro,

capisco che è un saluto, quasi segni di note

dolci e forti

al posto di un abbraccio rosso fuoco.

—-

Abner Rossi

(domenica 9 maggio 2021)

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