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Poesia

In chiave jazz e mutande


Era tutto speciale

Il giallo secco dell’erba del giardino,

i sacchi di rifiuti abbandonati,

le guerre furibonde tra vicini,

un’anonima stampa ingiallita

che non restava appesa.

La cassapanca trovata per la strada,

il tavolo a tre gambe ridipinte

che stava in piedi  solo grazie a un muro

le mie tasche vuote,

l’attesa di un lavoro ed il mio orgoglio,

il niente delle sere perse e vinte

in un bicchiere che mi sembrava vuoto.

Mi sembravano speciali

anche le cosce della Margherita

e le sue gambe magre, con quelle calze

colore della carne un po’ attempata,

il pane secco immerso dentro il latte

e i miei trent’anni che sembravan mille.

E i libri che infestavano la stanza,

il giradischi sotto il lavandino,

un blues di Robert Johnson,

la musica, la musica, la mia prima penna,

il sax infinito del vecchio Charlie Parker

che aveva un che di acido domani. 

Abner Rossi 

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