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Poesia

Nel roseto di Zino


Se potessi ancora avere voce

sussurrerei di foglie verdi alla luna

della loro musica di foresta

dei cinguettii di rinascite mitiche

e delle migliaia di primavere

che finiscono in un’unica pioggia

di riassunti.

.

Sai bene, come lo so io

che siamo più volte invecchiati

per quei ripidi sentieri scritti

che scendevano a precipizio

prima di fermarsi sudati e rossi

ed esser baciati in fronte come figli ardenti

per risalire al cuore e agli occhi.

.

Tu sai quanto e come ci siamo voluti

senza mai un solo pentimento

che pendesse verso quel grigio

di alcune mattine nate per errore

ed anch’esse parte del nostro umore

simile ad un fermo mare autunnale

o ad un rivo marcio d’umidità.

.

Siamo persone di mare costrette alle vette

sapendo da sempre che partiremo col vento

dopo un buon bicchiere.

.

Del resto, dove spesso emigriamo di notte

tutto si somma e tutto si sottrae

in segni multidirezionali

prima di matita e poi di carne e sangue.

.

Suoni escono da non si sa quale pianta

così antica da sembrarci aliena,

per saluto un tuo batter di ciglia

e un mio complice strizzar d’occhio

poco prima dell’ultima alba nel roseto di Zino.

.

Abner Rossi

2 risposte su “Nel roseto di Zino”

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