Le voci che più non sento


 

Presenti, forti, acute,

poi cedono al tempo

come processate per colpa

e imprigionate in ombre.

 

Sfumano

in similitudini indifferenziate,

fanno gruppo in me

e si distanziano, ad un tempo,

come universo che implode.

 

Le cerco ancora, le vorrei qui,

ma dal ricordo si fuggono

per linee di luce che spengono,

mutano in echi la geografia

e memoria in pietà,

fino al bisogno di nebbia

come unguento al dolore.

 

Anche la luce e l’ombra

ed i molti universi vissuti

hanno principio e fine.

 

Se prima mi piego

alle molte inaspettate assenze

e alle solitudini individuali,

poi il mio apprendimento

si fa perfetto,

imprenscindibile, sostanziale

imbarazzante, scontato.

 

Da loro a me

fino ad essere io stesso

tutti quei suoni, dentro.

e sarà così fino all’ultimo tramonto.

 

Abner©Rossi

19 dicembre 2015
  1. Inutile dirti che apprezzo, questo lo sai. Sono qui per farti gli auguri di buone feste!

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