Le Voci


la distanza è un’opinione spesso malata, talvolta furibonda, sempre personale.    

Lo scivolar di campane

nella mia sorda campagna

stretta in quell’umidità

che trattiene suoni e fughe.

 

Le pietre per attraversare

quel rigagnolo d’acqua

troppo ampio alle mie gambe

oggi perso nel fango d’un passo.

 

Dal paese alla città,

inesprimibile nelle poche parole

allora possedute e quindi taciuto.

 

Volti così nuovi per il gioco

ripiegato in solitudine,

le aule grandi di una scuola

la cui geografia mi spaventava,

come i suoi corridoi da leggere

per orientarmi

e le sue colonne di pietra

che mi sembrava tener sulle spalle,

il compagno di banco per cognome

nei suoi vestiti cittadini così diversi,

oggi stranamente vecchio.

 

La mia ventenne camicia

in bianco matrimoniale

sgualcita nel ricordo e sommersa

negli angoli dove sta, seria,

come a dirmi “io c’ero”,

come d’accusa e d’assenza

e forse di stupida leggerezza.

 

Le voci no!

Si sono perse nelle curve repentine

delle mie svolte,

nelle pietre dei muri,

nelle stanze del mio pellegrinaggio

nel fumo dei miei sigari

nelle cicche dietro le spalle,

nel vino vecchio e nuovo.

 

Forse lo spazio di registrazione

(creduto infinito)

si è esaurito

 

O forse qualche ombra amica

le ha pietosamente spente.

 

Abner Rossi

10 ottobre 2015

Exhibition

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