In tutta sincerità


 

In realtà muti

solfeggiamo le nostre afonie

mimando individuali alfabeti.

 

 

Dal basso di una spiritualità

lanzichenecca, viviamo…

pensiamo di vivere (di nascosto

amore

come mela da rubare

in strade di fughe.

 

 

Sempre

come episodio transitorio

da scomporre in creme, in specchi

malati di eterna giovinezza,

in baci senza mittente,

mentre la nostra pelle gela

e si aggruma come latte rancido

nel più religioso e ottuso silenzio.

 

 

Mi piacerebbe una nuova divinità,

l’accetterei anche mediatica,

capace di incartare le presunzioni

in un tappeto di cielo indaco

sempre più trasparente

e poi di colpo nero

come un sipario che cade

chiudendo un’antica tragedia.

 

 

Mentre

una rugosa presentatrice felliniana

commenta:

lo spettacolo è concluso

per mancanza di tenerezza,

il teatro chiude.

Buonasera.

disperazione

abner@rossi2ottobre2015

 

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