A nome e per conto


A nome delle tante lune archiviate

e di quelle giovani che (forse) verranno,

a nome della notte mia amica,

del migliore dei vini,

delle acque trasparenti

della mia fanciulla sorgente,

della fatica di mio padre,

dei suoi pensieri nascosti

e della importanza dei suoi insegnamenti

inzuppati nel niente che mi ha lasciato.

 

A nome della mia genia contadina

scesa operaia in città,

della mia vista lunga

nel riconoscere “i falsi” a distanza,

del naso capace di sentire,

delle mie mani

allenate a modellare le difficoltà

e a nome del fango mille volte migliore

della latta che si spaccia per oro.

 

A nome dei tanti, dei più,

di quelli che non scrivono storia,

di chi si salva morendo

e fa del suo corso preghiera,

(martirio senza legno né chiodi)

di chi scompare nascendo,

di chi resiste in trincea.

 

A nome dei figli che amo,

del loro cercare futuro,

di quanto e di come vivendo

scopriranno da soli l’aurora.

 

Qui dichiaro che in ogni battaglia

non mi interessa armatura,

né false maschere.

 

Ho mani aperte,

la stupidità necessaria,

il vizio di essere eroe,

l’amore come arma segreta

e un fumante sigaro

come un tizzone d’inferno.

 

Ho la pazzia necessaria

e libera è la mia terra.

 

Abner Rossi

22 settembre 2015

foto reperita sul webb

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  1. Bellissima, come sempre

  2. Bellissima, Abner!

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