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Teatro

Il mondo delle mosche


 

Alla mia età

anche le trasparenze sono opache

come cristalli sporcati dalle mosche.

 

E le parole suonano stonate

per l’uso improprio che ne viene fatto.

 

Amore? Si sa cosa vuol dire?

Sembra un ideale arrugginito

rubato a dei romantici defunti,

che stride come chiave che non apre,

come una frase da tenere pronta.

 

Onore? passiamo a qualcos’altro!

Era un valore, adesso è una vergogna.

 

Poesia? Quale?

Quella di poeti saltimbanchi,

maestri nel citare il proprio cazzo

che vedono (miopi) riflesso nello specchio

e in metafore, paragoni, raffronti,

parallelismi che sembrano bestemmie?

 

E adesso?

Dove portare a spasso la mia penna,

femmina fino all’ultima goccia del suo

inchiostro?

 

Dove mi trovo vedo solo niente,

un niente messo bene, reso bello,

come la copia

di un cielo colorato e senza nubi,

come la foto

di un fiore in boccio che non muore mai,

come un volto

che vive eterno e non ha mai rughe.

 

Abner Rossi

sabato 5 luglio 2014

poesia depositata siae

Abner Napoli2

 

10 risposte su “Il mondo delle mosche”

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