Stanza 27


Via di San Salvi, Stanza 27

Il fuori? Per me è solo uno spazio,

un luogo preoccupante dove vivo.

Per te credo non sia mai esistito.

E’ chiuso, protetto da confini molto alti,

dal vuoto di una mente,

da migliaia di giorni tutti uguali.

Non credo che tu pensi

o che tu abbia di tuo un sol ricordo.

Vivi?

Non credo che questo verbo ti si adatti,

non credo che la vita ti appartenga.

Sei l’ospite matta della stanza 27

di un manicomio diventato aperto.

Che è una copia in pietra

dei suoi dimenticati personaggi.

Struttura aperta,

libero accesso per gli esterni.

Anni fa entravo e mi sedevo al sole,

su una vecchia panchina sverniciata,

di un grande parco che tu non hai mai visto.

Passavo il tempo, pensavo, leggevo,

mi guardavo intorno.

La pazzia vera non mi fa paura,

mi fanno paura l’abbandono, la resa,

i morti vivi.

Ti osservavo fumare tutto il tempo

guardavo la palla di stoffa che stringevi al petto

che pensavo, nella mia mente intelligente,

fosse per te come madre e figlia,

come l’unica cosa tutta tua.

Sono passati così diversi mesi:

ogni tanto venivo e mi sedevo,

passavo qualche ora, poi uscivo.

Era come un impegno con me stesso,

una specie di vizio, un “non fare”.

Non leggevo neanche e non pensavo

perdevo ritmo, tempo, sensazioni,

ero in quel posto preciso, ma non c’ero.

Stavo imparando qualcosa o ero matto?

Sospesi le mie visite frequenti:

l’inverno freddo, il lavoro, gli impegni,

la mia vita vera.

Quando tornai da te, tutto era uguale.

Tu l’ospite matta della stanza 27

io un tizio strano che prendeva il sole.

Mi son fatto coraggio, mi sono avvicinato,

ho allungato la mano per una carezza

per lasciarti, partendo, un mio ricordo,

un gesto d’amicizia tra chi è andato,

tra chi non torna, tra chi ha chiuso…

tra chi ha smesso di affidare al futuro

un qualche senso.

Me ne andavo per sempre e non sarei tornato.

Tu hai stretto più forte la tua palla,

chissà se hai pensato fossi un ladro!

Ti sei alzata e ti sei spostata,

ho visto la paura nei tuoi occhi,

quella stessa mia paura inconfessata,

di cosa si nasconda nella mente.

Abner Rossi

 

About these ads
  1. Bellaaaaaaaaa…..Bellissimaaaaaaaaaaaaaaa….Abner mi hai talmente commossa che mi scendono le lacrime….non ho parole, solo un turbamento e un groppo alla gola. Grazie.

  2. Tutti abbiamo nella mente un recinto, solo alcuni però riescono a saltarlo…
    Ed è così bello, che sembra d’ esser savi.
    Grazie di cuore
    Mistral

  3. Bellissima, straziante! Una fitta al cuore……

  4. bellissima. Paura inconfessata, di cosa si nasconda nella mente! Non sappiamo noi stessi mai di cosa puo’ scattarci nella mente! Conosco il luogo della foto.Dimmi e’ di Biella?

    Andrisani Paola

  5. Trovo la Storia emozionante..Hai saputo cogliere il disagio di entrambi e il desiderio di ognuno di rapportarsi all’altro con la paura di trovare il vuoto della mente….E la carezza tenera di chi lascia un ricordo a chi sa stringere solo una palla di pezza per ritrovare amore….Di grande empatia il tuo messaggio…

  6. Bisogna provare forti emozioni per creare un linguaggio visuale come il tuo….due persone che si incontrano con le loro menti…in tanto vuoto non c’è abbandono ma solo pienezza di intenti…emozionante poesia che modella quella parte di realtà che molti non conoscono o non vogliono conoscere………grazie!!!!!!

    • Melania
    • 19 febbraio 2012

    Molto emozionante. Mi sono ritrovata ”dentro” fino alla radice dei capelli… bravissimo, grazie!!

    • Carmen Togni
    • 4 marzo 2012

    non ci è ancora dato di capire quale sia il limite tra normailità e follia. Forse che i così detti normali si siano posti il problema nel modo sbagliato? Credo che rimarrà un grande mistero per l’Umanità. Di certo è che ci sono persone che sono state internate per motivi sbagliati, forse in molti casi sarebbe bastato un pò d’amore in più, quella che ti chiami “semplice carezza”, che poteva essere il punto fondamentale affinchè questa persona continuasse a vivere allontanandosi dal baratro. La vera pazzia credo sia, appunto, l’indifferenza degli umani nei confronti sia di se stessi che dei fratelli, è molto frequente nella società moderna il piccolo manicomio privato che a molte persone viene costruito dai familiari stessi, sotto le mentite spoglie di un falso benessere, molto spesso un dono spassionato d’amore.

    • giulio enrica
    • 14 dicembre 2012

    E’ nove anni che entro tutto il giorno in una comunità psichiatrica…Caro Abner per questa “meditazione vera” che mi procura un brivido che attraversa tutto il corpo…soprattutto se in comunità c’è una figlia adottiva protetta per 33 anni con tanto amore in famiglia…I commenti sono davvero commoventi. Grazie a te e a tutti.
    Enrica

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 245 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: