Eppure (mi sento felice)


Eppure

 

Di fianco siepi di spine,

sassi sul viottolo che ha sostituito

strade rapide, sicure e asfaltate

con le mie sicurezze provvisorie,

in alto nubi scure di scetticismo

antico.

 

Cacciata della speranza

inesistente e non vergine ragazza!

 

Eppure mi sento felice, tuttora bambino,

che conta i suoi anni col volto segnato

d’amore, dal vento e dal mare

con passi già fatti, oggi più incerti…

lenti come un amore canuto

che lotta ogni giorno per essere vero.

 

Eppure mi sento felice, tuttora bambino,

che vive, sorride, scherza e si astiene

da ulteriori disegni futuri.

 

Abner Rossi

19 maggio 2013

Poesia depositata SIAE

Abner Rossi

Abner Rossi

 

 

Le mie navi


Le mie navi

 

Le ho viste

le mie ventenni navi uscir dal porto

armate, pronte, con le vele al vento,

fendere l’onda come per fuggire.

 

Ed in effetti di fretta si trattava

per la lotta interiore che impediva

di aver coscienza di una vera rotta.

 

Comunque partire era imperativo,

andare avanti a qualsiasi costo…

 

Poi le sirene e il loro canto,

il calare del vento e molta nebbia,

la fabbrica, il lavoro, la passione

ed una mente strana che vive solo

per cambiare strada, per sbagliare,

rischiare, fermarsi, senza mai tornare

alla partenza.

 

Di quelle navi ormai non ho memoria,

non ricordo il colore delle vele,

né i porti che per un attimo ho toccato,

né i compagni di viaggio, le donne,

i figli che non aspettano il ritorno.

 

Ed ho fatto soffrire il mio equipaggio.

 

Ma volevo per me un altro viaggio,

salpare per un luogo sconosciuto

che appare un po’ per volta…

un po’ ogni giorno, che vive di sorprese,

dove è in gioco la vita ogni momento,

dove le notti sono singolari, diverse

vissute una per una nel mistero.

 

Dove ogni volta si muore e si rinasce

dove passione urla come il vento,

dove si ama una volta sola…

e poi si va, si passa ed è silenzio.

 

Abner Rossi.

15 maggio 2013

Poesia depositata SIAE

nave

O Donna…


O Donna…

 

O donna che di baci mi hai coperto,

io ti ho sempre vissuta come mare

bello e assolato, liquido e violento

spesso tempesta, quasi mai bonaccia,

vivo e profondo…di sale il tuo sapore.

 

O donna che di sogni mi hai dipinto,

abbiamo costeggiato le illusioni

e siam passati per guerre e delusioni,

qualche vittoria, molte interruzioni.

 

Mi hai visto ignudo dalle mie arroganze,

mi hai visto vero, timido e bambino,

hai visto il mio coraggio e la paura,

le mie ambizioni, i mille fallimenti.

 

Mi hai visto demolire vecchie strade,

prenderne nuove, consumare il tempo,

tutto il mio orgoglio, le mie vigliaccherie,

mi hai visto quando ho pianto per amore

e quando ho riso per le mie conquiste.

 

Hai visto almeno tre età della mia vita,

il trascorrere del tempo sul mio volto

il segnarsi di rughe delle mie spiagge.

 

Io non ho visto un solo cambiamento

sei ancora mare, sei ancora corpo e sogno,

sei ancora amore, come il primo giorno.

 

L’unico luogo che vivo come eterno.

 

Abner Rossi

11 maggio 2013

poesia depositata SIAE e protetta dal diritto d’autore

 

blu

Proprio negli errori


Proprio negli errori

 

Sgusciando tra albe, tramonti e notti

belle, brutte, di sesso, amore…

o da dimenticare come irreali

e più vicine ad incubi che a sogni,

ho perso e trovato più volte me stesso

come sconosciuto che lotta, si batte,

si arrende e si denuda sconfitto

agli esorcismi del caso che si annoda,

si innalza in cielo o sprofonda nel fango

in eterno battibecco con il tempo.

 

Ho superato errori per inventarne di nuovi

dando poca importanza all’originalità.

 

E qui, proprio negli errori, ho scoperto,

con perplessità, timidezza e stupore,

che dietro ad un uomo innocuo,

si celava e si cela un cacciatore temibile,

sempre affamato di sangue che pulsa nelle vene,

emozioni, passioni, visioni, grandi amori.

 

Sempre a caccia di idee, di pensieri direzionati

in avanti, alle ombre passate stampate nel futuro,

alla trasgressione che spazza il perbenismo.

 

Ed è così che una vita comune,

simile a milioni di altre vite uniche,

si fa guerra di conquista, viaggio infinito

tra cielo e sottosuolo.

 

Abner Rossi

7 maggio 2013

poesia depositata SIAE

rossi1

 

Sfumature


Sfumature

 

Non sono uno che vive bene al chiuso

e il sonno, alla mia età, diventa un lusso

che mi concedo solo raramente.

 

Stamani avevo scritto delle note,

delle cose da fare molto presto,

scadenze, impegni, molti appuntamenti:

un saluto all’ultimo quarto di luna

che all’alba gioca con molte trasparenze,

con un airone lento che vola verso l’Arno,

con le prime farfalle bianche e gialle

e con la mia Firenze sullo sfondo.

 

Di fronte Palazzo Pitti col suo orgoglio,

il Ponte Vecchio, con dietro Santa Croce,

il Cupolone, il Campanile di Giotto,

in alto San Miniato e Forte Belvedere.

 

Tra me e loro rondini, silenzio, grande amore.

 

E qui i miei occhi diventano confusi

hanno bisogno di chiudersi e pensare,

lacrime, ricordi, appartenenza…

 

è tutto troppo bello da vedere.

 

Abner Rossi

poesia depositata SIAE

(vietata la riproduzione)

palazzo-pitti

Primo Maggio


Primo Maggio

 

Avevamo un unico interesse:

fiorire, passare dal boccio ai colori

della fioritura.

 

E non appassivamo mai

travolti dalla sete di rugiade,

da impollinazioni future,

da venti ascendenti che potessero

trasferirci da un qui conosciuto

ad un là ricco del mistero,

della vita che vive e si trasmette

in nome del nuovo da conquistare.

 

Eliche di antichi geni

culturalmente alti e combattivi.

 

Sembra oggi che il futuro

abbia perso il senso di un andare

come volontà, necessità e virtù.

 

Sembra che il moderno pretenda

di muoversi con il passo del gambero

e volgersi verso nascondigli e assenza.

 

Sembra che il niente sia attraente,

più attraente di sempre e fulcro

del vivere, oggi.

 

La pianura della ripetizione sembra

più attraente della via impervia

della conoscenza e della consapevolezza.

 

Le certezze del chiudersi nella negazione

più importanti della sperimentazione.

 

Sembra che si sia spezzato

e ridotto in briciole qualsiasi rapporto

tra significato, discorso, processo,

movimento.

 

Sembra che la regressione

sia la danza preferita dalla barbarie

della alienante incomunicabilità.

 

Sembra che la parola uomo

sia luogo comune e trincea abbandonata.

 

E sembra che il disprezzo

sia l’unico sentimento realmente in voga.

 

Il massimo di verità concessa

è amplesso di menzogne e confusioni.

 

Abner Rossi

(poesia pubblicata e depositata SIAE)

papaveri

 

 

 

Lucciole


Lucciole

Ancora una notte di balordi esami,

di insensate, ripetitive e stupide domande

poste ad un me stesso che ormai da tempo

ha perso le risposte.

Domande che galleggiano nel vino,

come lucciole che si son smarrite

nel loro ultimo lampo di luce

prima della resa, prima della fine.

Inutili pensieri, perdite di tempo

quando la coscienza ha preso il volo

per isole, mari, volti, amori, sogni,

che ho lasciato in periferia

cercando il centro, volendo l’avventura.

La mia coscienza…

lei vive tra imbarazzo, sconfitte e fantasia

lei è da sempre astemia, è lucida, ricorda.

Io no!

Lei può, se vuole, ancora torturarmi

lei può pentirsi, non le costa niente,

sono io che pago i suoi ritorni indietro.

Lei può tornare dove io non posso,

lei può tornare dove io non voglio…

quando la notte mi presenta il conto

quando il vino è troppo per dormire.

Abner Rossi

PIOGGIA

 

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